Una casa salubre, sicura e di qualità. Alcune considerazioni.
Che cosa significa progettare una casa salubre, sicura e di qualità?
La risposta è apparentemente semplice:
- La salubrità dell’abitazione si persegue con l’impiego di materiali ecocompatibili.
- La sicurezza abitativa viene garantita da progettazione che rispetti le normative antisismiche per le nuove costruzioni e da interventi che riducano la vulnerabilità sismica per le costruzioni esistenti.
- La qualità abitativa passa attraverso una corretta progettazione e, quando possibile, dalla presenza di elementi di arredo e di oggettistica non solo di elevato pregio estetico ed artistico ma che rispettino anch’essi il concetto di eco compatibilità e di riciclo dei materiali.
Queste tre condizioni, tuttavia, costituiscono soltanto gli elementi minimi di base per perseguire una “soddisfacente vivibilità”.
Ovviamente questo non basta, bisogna allargare il concetto ad una scala più grande, quella urbana.
Infatti la casa con abitanti non è fattore di qualità urbana, come invece i servizi, le attrezzature, l'organizzazione funzionale e culturale, la circolazione facilitata e le occasioni di vita sociale che sono alla base della democrazia. Tante case salubri, sicure ed ecocompatibili ammucchiate o sparpagliate non è detto che rendano un ambiente civile, né democratico, né vivibile. Ci serve un piano, ne servono tanti localizzati con criterio, per ricostruire le ragioni del senso civile nelle città, per eliminare le contraddizioni e le negazioni degli spazi urbani, per organizzare modi e forme di convivenza non ispirati alla competizione nella corsa affannosa verso la sopravvivenza contro l'altro. Civiltà non è solo un condizionatore d'aria pur se a risparmio energetico.
Casa salubre va detto dove e per chi. Chi se lo può permettere ha già la casa salubre e anche i soldi per conferirle sicurezza e qualità, risparmio energetico, sostenibilità ed ecocompatibilità. Se lo fa, lo fa per sé e non può ricevere premi, che si trovi al centro di Firenze o di Mantova o abiti sui colli toscani, nella pianura veneta o lungo l'Appia antica.
L'intenzione di qualità e salubrità va quindi diretta e mirata alle grandi aree urbane (che ancorchè chiamate metropolitane in Italia non hanno nessuna organizzazione metropolitana nemmeno Milano) dove vanno distinti i centri storici, da trattare con la cultura del restauro (tutto quanto sia precedente al 1946). Poi vi sono i quartieri borghesi di palazzine degli anni 50 e anni 60, alle quali non si può dare alcun premio di qualità né incentivi oggi, al massimo una esenzione fiscale quando decidano di applicare risparmio energetico e innovazione tecnologica ecostabile.
Restano le periferie, i quartieri popolari (167 e simili), gli interstizi e non-luoghi con baraccopoli e favelas, tutte le superfetazioni abusive e non, le strade senza uscita, cieche e occupate da tutto un po', i capannoni dismessi, i depositi di rottami, i sottoponti e sottopassi di tangenziali e simili occupati da baracche, i muraglioni di contenimento murazzi e scarpe con baracche addossate, gli angoli morti lungo le linee ferrate, gli interni di cortili vasti di ex casali ed ex orti interclusi edificati alla men peggio.
Serve un lavoro di dettaglio e di particolari, area per area, una schedatura puntuale per interventi col bisturi. A occhio, solo nell'area napoletana, si tratta di varie migliaia di vani, ai quali vanno aggiunti gli abusi inqualificabili per vacanze, ma anche permanenti, lungo il litorale da Licola/Cuma/Arco Felice fino a Sessa Aurunca/Cellole. Prendiamo il caso di Monteruscello che andrebbe demolito e rifatto ex novo peggio di Scampìa. La questione è complessa e richiede una sistematicità orientata.
Il piano casa del Governo è ispirato a un solo obiettivo di fondo, aiutare l'economia rimettendo in moto l'industria del mattone, l'espediente comunicativo è dichiarato come conferire qualità. L'equivoco va chiarito, se l'obiettivo è il primo si possono spalmare premialità come gammaglobuline su tutto il territorio nazionale e vada come vada. Se è la qualità, la salubrità, la sicurezza serve un'analisi orientata e le premialità vanno graduate e localizzate. Se si tratta di entrambi gli obiettivi va anche analizzato il mercato della casa, perché dove il premio viene dal mercato non è opportuno che venga dato anche dallo Stato. Dove non c'è premio del mercato (case popolari, alloggi per baraccati, ecc.) è giusto che sopperisca lo Stato. Restando nell'equivoco il rischio è che si dia spazio a speculatori che potrebbero fare incetta di premialità volumetriche andando a raccogliere l'assenso di interi condomini e procedere a demolizioni e ricostruzioni là dove non ce n'è alcun bisogno ai fini della qualità. Sarebbe solo industria e ulteriore crescita di pressione ambientale su un medesimo territorio




