Resoconto dell'incontro di Venerdì 30 Maggio 2008
Venerdì 30 Maggio si è svolto l’ultimo incontro della manifestazione Maggio dell’Architettura organizzata da CampaniArchitetti con il patrocino dell’Assessorato alla Cultura del comune di Nola.
Il pomeriggio si è aperto con la consegna del premio CampaniArchitetture che l’associazione ha inteso attribuire alla committenza per sottolineare il ruolo che essa può svolgere nel promuovere la buona architettura e che per quest’anno è stato conferito al cav. Gianni Punzo, quale committente del Vulcano Buono realizzato da Renzo Piano. Il premio è stato consegnato dall’arch.Margherita Rocco, presidente di CampaniArchitetti, che ha spiegato le motivazioni di questo riconoscimento sottolineando la volontà di “creare un’occasione di riflessione sul ruolo, la responsabilità, le potenzialità, ma anche i limiti che l’architettura e l’urbanistica possono assumere nello sviluppo del territorio.”
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L’arch. Rocco ha espresso poi la speranza che questa serie di incontri abbia arricchito i colleghi intervenuti e sia stata un’occasione di scambio su tante tematiche che interessano la nostra categoria. L’auspicio è in particolare “che il nostro territorio possa arricchirsi di interventi grandi o piccoli che abbiano l’obiettivo della tutela della riqualificazione e soprattutto della valorizzazione delle risorse locali, delle quali fa parte anche la professionalità di tanti architetti.”
Dopo le parole di ringraziamento del cav. Punzo per il premio ricevuto, l’arch.Sara Bianchi che per il 2008 è responsabile delle attività culturali di CampaniArchietti, ha introdotto i relatori che si sarebbero avvicendati questo pomeriggio ed ha rappresentato la volontà dell’associazione di continuare a promuovere ancora nel futuro il dibattito culturale tra i colleghi attraverso le iniziative in programma. Ha poi ricordato brevemente i momenti più importanti della vita dell’associazione che, nonostante abbia visto la luce solo da poco più di un anno, è seguita con molto interesse come testimoniano anche i numerosi accessi al sito web (che sono già più di 20000).
Si è entrati quindi nel vivo dell’incontro con l’intervento dell’arch.Vincenzo Perrone, consigliere dell’Ordine degli architetti di Napoli e docente della Federico II. La relazione dell’arch. Perrone ha inteso riannodare il filo delle riflessioni che hanno caratterizzato il primo incontro con quelle suscitate dal tema di questo incontro di chiusura, “Costruire secondo principi”. In particolare l’arch. Perrone si è riallacciato alle parole del prof. Renato Rizzi che ritenne di esprimere l’imbarazzo di Venezia nei confronti di Nola, perché fu un nobile veneziano (Giovanni Mocenigo) che – probabilmente per futili motivi – consegnò il nolano Giordano Bruno all’Inquisizione, meritandosi, nelle carte processuali, il marchio indelebile e infamante di «delator».
Egli ha sottolineato, in particolare, l’attualità della figura di Giordano Bruno, che seppe affermare e difendere i principi in cui credeva con incredibile tenacia.
“Forse, ha detto Vincenzo Perrone “stiamo entrando nel vivo di una fase in cui le Università potrebbero trasformarsi in Fondazioni Associative, in aziende aperte al contributo delle Imprese, piegate alla logica del mercato e dispensatrici di titoli facili. E’ tutto il contrario di quanto sosteneva Giordano Bruno: la gratuità della conoscenza, la capacità di pensare criticamente, la consapevolezza che c’è sempre da apprendere nella vita, il non avere timore nel professare le proprie idee. Diceva Antonio Gramsci: «lo studio è sacrificio». La scuola ha bisogno di studenti seri e insegnanti capaci.
Giordano Bruno si rivolge al futuro; a un futuro che, dopo quattro secoli dalla sua morte, deve ancora venire. Bruno insegna che i mali possono nascere quando c’è scissione fra sapere e vita, fra pensiero e azione. Fu vittima del fanatismo della fede che afferma la fede.”
La vicenda di Giordano Bruno induce indubbiamente anche a riflettere sul delicato nodo del ruolo della Chiesa nella storia, che se da una parte si è macchiata di ombre ed errori, dall’altra è stata sicuramente il più importante committente di architetti ed artisti di ogni tempo.
“I principi servono anche al committente, oltre che all’architetto?” si è chiesto l’arch. Perrone “A giudicare dalla Storia, direi che si tratta di principi diversi. Direi di più: che il committente ha “esigenze”, non “principi”. I committenti, nella storia, hanno spesso seguito il principio di usare l’Architettura per loro scopi, ad esempio come strumento di propaganda politica.
E’ accettabile? Forse sì, se i risultati sono buoni e se si realizza un’Architettura che eleva la qualità della vita di tutti."
L’intervento dell’arch. Perrone si è concluso infine con l’auspicio che “sani principi possano guidare quanti possono determinare un’ampia partecipazione, dei 130000 architetti italiani, al lavoro professionale, che potrebbe, in una maniera o nell’altra, coinvolgere tutti.
Nonostante esista, in Italia, 1 Architetto ogni 480 abitanti, un futuro, per la professione, è possibile.
In questa direzione campaniArchitetti potrebbe impegnarsi di più se vi fosse più partecipazione e più incoraggiamento da parte dei colleghi.”
Dopo l’arch. Perrone, il prof. Enrico Sicignano, dell’Università di Salerno ha presentato il prof. arch. Massimo Pica Ciamarra ripercorrendo i momenti fondamentali della sua ricca attività professionale ed accademica.
Prendendo la parola, l'arch. Pica Ciamarra, ha spiegato come il titolo della sua relazione “costruire secondo principi” nasca dall’esigenza di riflettere sulle ragioni del nostro operare. Il riferimento ai principi, d’altronde è nella stessa radice etimologica della parola architettura: l’arché è appunto ciò che guida, i principi, unitamente alla tecnè che in greco non indica solo la tecnica, ma la stessa arte.
La definizione di architettura ancorata al significato etimologico è la definizione più stabile, ha sottolineato Pica Ciamarra, rispetto ai mutevoli significati che la parola architettura va assumendo, spesso con accezioni limitative.
Un altro spunto di riflessione venuto dall’arch. Pica Ciammarra è relativo al significato di flessibilità sul quale molto si è lavorato a partire dagli anni 70 e che egli definisce come “ una relazione precaria tra attività stabili, permanenti”.
Le funzioni, egli ha detto, sono piuttosto un riferimento, un punto di partenza che tuttavia è in continuo divenire. Cosa è ciò che resta, ciò che permane oltre il divenire? È la sua domanda.
Il richiamo è allora è alla triade vitruviana, alla firmitas, in particolare, unita alla venustas a sottolineare che la struttura non ha un ruolo autonomo ma disegna lo spazio.
La venustas, i criteri estetici, assumono nei nostri territori una particolare rilevanza in quanto il progetto è sempre un frammento del paesaggio in cui si inserisce; altrove le architetture sono talvolta oggetti che galleggiano nel vuoto, ma nei nostri territori fortemente segnati dalla storia e dalla natura, l’architetto deve occuparsi essenzialmente di relazioni con il contesto.
Quando l’architettura non si gioca sulle razioni la tecnè diventa tecnicismo e non arte.
Il significato etimologico richiamato in apertura sottintende anche la relazione tra aspetti teorici e prassi. Il progetto cioè è sempre anticipazione del futuro e come tale non può non essere un progetto condiviso che media e sintetizza esigenze plurali. Se l’ossatura della forma dipende da un sistema complesso di esigenze, il linguaggio con cui queste esigenze trovano una sintesi espressiva è tuttavia individuale.
In questa ricerca individuale l’arch. Pica Ciamarra ha segnalato però tre capisaldi fondamentali: l’ambiente il paesaggio e la stratificazione della memoria che dovrebbero essere il riferimento di ogni progettista. Accanto a questi vi sono poi dei riferimenti personali che Pica Ciamarra individua nella cosiddetta “forma aperta”, nella sostenibilità, nel sistema di interazioni che il progetto deve definire.
La relazione dell’arch. Pica Ciamarra si è quindi conclusa con la proiezione di alcune immagini relative ai suoi ultimi lavori professionali, che sono state l’occasione per raccontare aspetti particolari che hanno caratterizzato la genesi e lo sviluppo dei suoi progetti.
L’incontro si è quindi concluso con i doverosi ringraziamenti ai Relatori che si sono avvicendati durante i quattro incontri, ai colleghi che hanno fatto parte del comitato organizzativo, del coordinamento e della segreteria organizzativa.
Un particolare ringraziamento è, altresì, rivolto alla Curia di Nola per la concessione del prestigioso salone dei Medaglioni, al Sindaco di Nola, dott. Felice Napolitano, presente a due degli incontri, e a tutti gli intervenuti.













