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Giovedì 3 dicembre, presso l’hotel Alabardieri di Napoli, si è svolto l’incontro organizzato da campaniArchitetti per presentare il libro di Lucio Morrica “Antico e nuovo. Progetti e realizzazioni 1971-2007”. Il volume, edito dalla Clean, sintetizza l’intensa attività dell’architetto e professore Morrica sui temi dell’integrazione dell’architettura moderna nei contesti storici stratificati e della rivitalizzazione stessa dell’antico, offrendo un importante contributo per la riflessione al mondo professionale ed accademico.
All’incontro con l’autore, che si è svolto con il patrocinio della Provincia di Napoli, hanno partecipato come relatori i professori Francesco Bruno, Loreto Colombo, Francesco Starace e gli architetti Maurizio Biondi e Sergio Sembiante, soci di campaniArchitetti. Il dibattito, moderato dal giornalista dott. Massimo Calenda, è stato preceduto dall’intervento dell’arch. Antonio Sassone, segretario di campaniArchitetti, che ha rivolto i saluti e i ringraziamenti al prof. Morrica, ai relatori, alla Provincia di Napoli, alla ditta Ediso che ha sponsorizzato l’evento ed ai numerosi colleghi intervenuti.
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Massimo Calenda ha, quindi, introdotto il dibattito, sottolineando l’aspetto in qualche modo rivoluzionario dell’opera dell’arch. Morrica, che in una realtà come la nostra, dominata dall’immobilismo, è riuscito a “fare” e a “fare bene”, recuperando e rivitalizzando importanti opere del passato, come nel caso del Ponte Real Ferdinando sul Garigliano.
Il prof. Francesco Bruno ha preso per primo la parola facendo notare come la nostra città offra testimonianze contraddittorie sul tema dell’incontro tra antico e nuovo. Infatti, accanto ad edifici nuovi, come quello del dopoguerra progettato dall’arch. De Blasio, che si inserisce bene anche in un contesto stratificato come Piazza dei Martiri, se ne possono vedere altri che sono semplicemente dei falsi, in un linguaggio architettonico che non appartiene più ai nostri tempi. La difficoltà più grande, ha detto Bruno citando il pensiero dello stesso Morrica, è lavorare sul linguaggio e sulla memoria, senza cadere nella trappola della nostalgia. Il passato deve essere visto come terreno di sperimentazione, attraverso cui arricchire il presente. Il prof. Bruno ha, quindi, richiamato l’attenzione dei presenti su alcuni temi progettuali presenti nell’opera di Morrica, che ha scelto in particolare perché mettono in condizione di pensare. E’ questo il caso dell’intervento alla Reggia di Caserta, in occasione della scoperta delle tombe sannitiche, dove il muro sinuoso, contenitore di funzioni e direttrice del percorso, rappresenta, appunto, un’idea. E ancora, il tema della geometria variata nel chiostro del convento di Caiazzo, dove il taglio diagonale per collegare due punti importanti costituisce un segno forte ed originale. Bruno ha sottolineato, poi, come molti interventi di qualità siano stati possibili grazie all’intelligenza ed alla lungimiranza di alcuni sovrintendenti, ma anche come, molto più spesso, gli organi preposti alla tutela siano preoccupati soltanto delle procedure burocratiche, arrivando talvolta a condizionare negativamente le scelte del progettista.
L’intervento dell’arch. Maurizio Biondi si è concentrato soprattutto sulle normative che disciplinano l’intervento di recupero strutturale sui beni architettonici, facendo riferimento, in particolare, al DM del 96 che ha introdotto per la prima volta il concetto di miglioramento sismico. In tal modo si è riconosciuta l’impossibilità di ottenere dagli edifici antichi prestazioni e condizioni di sicurezza analoghe a quelle richieste agli edifici ordinari, se non a prezzo di interventi invasivi e non rispettosi della concezione statica che li ha ispirati.
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L’intervento del prof. Loreto Colombo si è sviluppato intorno a tre questioni, in particolare: l’accostamento tra antico e nuovo, la normativa di tutela dei beni culturali in Italia e il rapporto tra professione e ricerca. Relativamente alla prima questione, il prof. Colombo ha ricordato, citando Roberto Pane, che la negazione della possibilità di accostare il nuovo all’antico equivale alla negazione della stessa continuità della cultura. Gli opposti atteggiamenti di chi si rifugia nel passato e di chi si dichiara estraneo ad esso, proiettandosi in un futuro senza radici, possono essere ricondotti ad una comune origine, legata alla difficoltà di accettare le contraddizioni della realtà, ponendosi in un atteggiamento dialettico che, solo, può consentire di superare la limitatezza della coscienza, come lo stesso Jung ha evidenziato. Tale atteggiamento dialettico si percepisce, appunto, nell’opera dell’arch. Morrica in cui la lettura rigorosa del passato si accompagna sempre alla presenza di un segno creativo, assolutamente libero ed originale, che rivela la sua capacità di superare gli schematismi ed i limiti delle teorie del restauro, ponendosi in dialogo con il passato.
Per quanto riguarda l’aspetto normativo della tutela dei beni culturali, il prof. Colombo ha rilevato come il testo unico vigente dal 2004 conservi ancora l’impostazione delle leggi del 39, basate su una concezione passiva e vincolistica della tutela che costringe i professionisti ad intraprendere estenuanti trattative burocratiche con i diversi enti preposti, preoccupati soprattutto di difendere il proprio frammento di competenza più che di garantire il conseguimento di un risultato di qualità.
Infine, per quanto riguarda il rapporto tra professione e ricerca Colombo ha testimoniato la difficoltà di fare ricerca in ambito universitario su alcune tematiche perché i finanziamenti sono orientati verso quella ricerca che fornisce risultati immediatamente commercializzabili. La ricerca sulla qualità architettonica ed ambientale, invece, produce benessere sociale, ma questo purtroppo non è percepito come un valore, anche economico.
La parola è passata, quindi, all’arch. Sergio Sembiante che ha sottolineato come dal libro dell’arch. Morrica emerga il racconto di un’architettura costruita e non soltanto disegnata, ribadendo l’importanza del legame tra l’insegnamento e l’esercizio della professione progettuale.
Il momento della costruzione, peraltro, è decisivo per realizzare una architettura di qualità, ma è oggi sempre più difficile, ha detto l’arch. Sembiante, poiché le gare di appalto sono dominate dalla logica del massimo ribasso che penalizza la qualità dei materiali, dell’esecuzione e spesso anche la sicurezza del lavoro.
L’arch. Sembiante si è soffermato poi sul progetto di recupero del centro storico di Napoli PIU Europa promosso recentemente dall’Unesco e dalla Regione e che può rappresentare un’occasione per una rigenerazione della città dal punto di vista architettonico ed anche economico. Il tema dell’accostamento tra antico e nuovo diventa allora centrale, tanto più che il programma investe non soltanto il centro antico della città, ma l’intero centro storico di cui fanno parte anche gli edifici costruiti fino a 50 anni fa.
Il programma PIU per il centro storico potrebbe costituire anche un’occasione per un più ampio coinvolgimento dei professionisti napoletani al disegno del futuro della città, se i bandi di partecipazione consentissero una suddivisione delle diverse competenze che concorrono alla definizione ed alla realizzazione dei progetto.
Un altro aspetto da non sottovalutare, secondo Sembiante, riguarda la scelta dei materiali che oggi, a causa della chiusura delle cave locali, è orientata verso materiali che vengono da lontano, come la pietra etnea, e stravolgono il colore e l’immagine del nostro ambiente urbano; una riapertura ed una regolamentazione dell’utilizzo delle cave potrebbe, invece, aiutare a conservare tradizioni costruttive locali. In tale direzione alcune iniziative cominciano già a farsi strada.
L’auspicio per Napoli, ha detto infine Sembiante parafrasando una frase celebre da il Gattopardo, è quello di non cambiare tutto affinché tutto rimanga tale e quale.
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L’intervento del prof. Francesco Starace si è assunto il compito di ricordare le tappe fondamentali della carriera accademica del prof. Morrica a partire dagli anni condivisi come collega di studi.
Starace ha ricordato, quindi, la tesi di laurea sull’edilizia ospedaliera conseguita con Carlo Cocchia, il periodo come assistente ordinario al fianco dello stesso Cocchia e poi di Giulio De Luca, fino alla docenza, inizialmente nei corsi di Decorazione e di Tettonica dei materiali, poi di Architettura sociale fino all’insegnamento di Progettazione. Esperienze queste, accomunate tutte da una dedizione appassionata che si è riflessa nel rapporto con gli studenti.
In conclusione, ha preso la parola il prof. Morrica che ha ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione dell’evento ed ha aggiunto ancora alcune considerazioni personali sulle tematiche dibattute.
In particolare, Morrica ha sottolineato il riferimento, nella sua attività progettuale, al pensiero di Roberto Pane. L’architettura nuova, secondo Morrica, è indispensabile per mantenere vivi i contesti storici, ma deve avere la capacità di porsi in dialogo con essi, evitando di collocarsi come oggetto autonomo, autoreferenziale. Il rapporto con i monumenti, ha aggiunto poi, è particolarmente delicato e richiede all’architetto un approccio minimalista. L’importante, comunque, in questi casi, è il rispetto dell’autenticità in modo che ciò che è nuovo sia chiaramente riconoscibile rispetto a ciò che antico, pur armonizzandosi con esso.
Ancora, Morrica ha parlato dell’importanza dei concorsi che hanno rappresentato una parte importante della sua attività e ha sottolineato, in particolare, l’esperienza positiva rappresentata dal cosiddetto concorso migliorativo, in quanto consente di sottrarsi in qualche modo alle logiche del massimo ribasso. La tendenza attuale, invece, è quella dell’affidamento diretto che, spesso, si orienta verso gli architetti internazionali di grande nome, mortificando le professionalità locali. Un’esperienza intelligente è stata attuata, invece, con il recupero del centro storico di Salerno, dove pur essendo presenti architetti internazionali per le grandi opere, sono stati individuati anche temi progettuali con diversi livelli di importanza che hanno coinvolto gli architetti locali. Morrica ha rilevato poi come in generale, i progetti che riguardano il futuro della città rimangano pressoché sconosciuti sia agli specialisti sia al pubblico, costretto a subire scelte operate da altri, spesso estranei alla realtà locale. La esposizione al pubblico dei progetti in occasione del concorso per la stazione di Firenze ha mostrato, invece, come talvolta il pubblico possa avere un ruolo determinante nell’orientare la scelta del progetto migliore. L’ ultima nota dell’arch. Morrica è un richiamo all’ottimismo, nella convinzione che soprattutto le città colte, ricche di storia e di memoria, hanno bisogno degli architetti. Esperienze incoraggianti, come quella che ha riguardato il recupero del centro storico di Santiago di Compostela, divenuto poi modello di riferimento per il recupero dei centri storici spagnoli, lo confermano.
L’evento si è concluso, in serata, con la consegna da parte del Presidente di campaniArchitetti, prof. Vincenzo Perrone, di una targa con la quale l’associazione ha conferito all’arch. Lucio Morrica la nomina a Socio Onorario
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