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Si è svolto lunedì 6 luglio l’incontro su “Bagnoli: quale futuro?” che campaniArchitetti ha organizzato accogliendo i numerosi spunti di riflessione che Bagnolineide, il libro recentemente pubblicato da Gerardo Mazziotti, pone all’attenzione della nostra categoria professionale.
L’evento è stato sponsorizzato da PorteAmato, l’azienda che ha fatto della ricerca della qualità il suo punto di forza, ed ha visto la partecipazione di esponenti del mondo della politica e della cultura cittadina, moderati da Ermanno Corsi, giornalista RAI.
Il dibattito, è stato introdotto da Antonio Sassone, segretario di campaniArchitetti, che ha ringraziato i relatori ed i numerosi colleghi intervenuti, ribadendo l’impegno dell’associazione a promuovere il confronto sulle tematiche che maggiormente sollecitano il nostro impegno di professionisti e di cittadini.
Ermanno Corsi quindi, sottolineando come il libro di Mazziotti rappresenti con grande puntualità la storia della città attraverso la vicenda di Bagnoli, ha invitato gli ospiti presenti al tavolo della discussione ad esprimersi in merito alle responsabilità rispetto ad una situazione di stallo che di fatto ha lasciato irrisolta la questione del recupero alla città di questo comprensorio ricco di potenzialità e di bellezza, benché mortificata.
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Il primo a prendere la parola è Carmine De Marco, storico del meridione, che riconduce tali responsabilità ad una Unità d’Italia, mai pienamente realizzata, che ha conservato squilibri tra nord e sud ed instaurato una dipendenza delle regioni meridionali dalle lusinghe politiche che si sono avvicendate negli anni, determinandone una condizione di subalternità.
Secondo Rosario Altieri, presidente AGCI, invece le responsabilità vanno ricercate in tempi più recenti ed in particolare sono da individuare nella scelta della localizzazione dell’Italsider, ideologicamente difesa anche quando il contesto socio-economico indicava ormai la mancanza di prospettive per l’intero settore siderurgico. Prima che un fallimento urbanistico, Bagnoli è stata dunque, secondo Altieri, un fallimento sociale e culturale.
L’on. Pietro Diodato, esponente del Consiglio Regionale della Campania, ricorda in proposito di essere stato testimone, dopo una lunga opposizione, dell’approvazione della variante occidentale del 96. La visione proposta si ricollegava a quella del piano del 36 che prevedeva l’espansione della città nell’area occidentale, sfruttando il patrimonio archeologico naturale e storico.
L'avv. Antonio Parlato, presidente Ipsema, sottolinea come molti progetti siano stati approvati dal consiglio comunale, ma poi colpevolmente disattesi. E’ questo il caso del recupero di Nisida o ancora l’opportunità di sfruttare le risorse del termalismo, dal momento che da Bacoli a Coroglio esistono ben 2 fonti termali con diverse specificità terapeutiche.
Secondo Margherita Rocco, socio di campaniArchitetti, il problema del mancato sviluppo dell’area di Bagnoli è dovuto al fatto che in molti casi i piani proposti ed approvati hanno reiterato scelte sbagliate, come peraltro è testimoniato dalla sentenza del Tar che dichiara illegittima il progetto di costruzione del porto canale perché in contrasto con la disciplina urbanistica vigente. Il problema è, allora, lo scollamento tra le scelte urbanistiche e le caratteristiche di un territorio, ma anche quello del funzionamento delle cosiddette società di trasformazione urbana che non hanno condotto a nessun cambiamento nonostante lo sperpero di denaro pubblico.
Secondo Salvatore Ronghi, vicepresidente del consiglio regionale, le responsabilità dell’inerzia nella vicenda Bagnoli sono soprattutto politiche ed ideologiche. Le società di trasformazione urbana, gestite dalla politica, dice, sono poco credibili ed efficaci. E’ necessario, invece, l’intervento di un manager, in grado di coordinare la attuazione del cambiamento. In particolare, Ronghi sottolinea il fatto che Napoli sia una città di mare che non ha mare e non ha spiaggia e dunque il recupero della linea di costa e l’eliminazione della colmata a mare rappresentano le priorità più urgenti.
Dopo il momento delle responsabilità rispetto alle quali, Ermanno Corsi include anche il ruolo di certa stampa locale, spesso silenziosa rispetto a quanto è accaduto, è il momento di guardare al futuro possibile per Bagnoli. La riflessione sul futuro può partire, secondo Corsi, da due buone notizie riportate da Mazziotti nel suo Bagnolineide: la sentenza del Tar, citata anche da Margherita Rocco e l’approvazione nel febbraio 2009 del progetto preliminare di bonifica della colmata. Ma sono sufficienti? chiede Ermanno Corsi.
Secondo Altieri, prima di intravedere un futuro possibile per Bagnoli è necessario un processo di liberazione dalle idee finora portate avanti anche attraverso Bagnoli Futura. Dopo aver soffocato Bagnoli scelte ideologiche, dice, non bisogna commettere l’errore di soffocarla ancora con progetti sbagliati non adeguatamente verificati rispetto alle potenzialità locali. E’ necessario piuttosto assecondare quelle che sono le vocazioni di questo territorio. Anche dal punto di vista residenziale non si può pensare, sostiene Altieri, di predeterminare la composizione sociale del quartiere. Se da una parte, quindi le qualità paesaggistiche del sito lo rendono idoneo ad ospitare insediamenti residenziali di pregio, dall’altra è necessario rispettarne anche la vocazione popolare evitando la espulsione degli attuali abitanti.
E’ essenziale, inoltre, tener conto della relazione di quest’area con l’intero comprensorio dei Campi Flegrei valorizzandone la vocazione archeologica, agricola ed ambientale. Occorre tener presente, in sintesi, una pluralità di vocazioni di questo territorio, di cui quella turistica rappresenta una delle componenti, ma non l’unica.
Carmine De Marco interviene sottolineando come la possibilità di immaginare un futuro per Bagnoli deve fare i conti anche con l’aspetto economico, con la disponibilità di capitali pubblici o privati e con le modalità secondo cui il federalismo fiscale sarà attuato.
L’on. Diodato ribadisce la necessità di sciogliere la società di trasformazione urbana e di ridefinire lo strumento urbanistico tenendo conto di una serie di problemi come quello dell’IDIS, dei due pontili, il problema del parco. Ma soprattutto secondo Diodato è necessario tornare ad una soluzione più vicina al mercato evitando la intromissione del pubblico nei processi di lottizzazione dei suoli. Il risultato di questo orientamento immobiliarista espresso a livello politico è stato soltanto la espulsione degli abitanti dal quartiere a causa del lievitare dei prezzi delle abitazioni e dei suoli.
Vincenzo Pepe, professore di diritto ambientale e presidente dell’associazione Fareambiente, chiama in causa la responsabilità anche di alcune associazioni ambientaliste, pronte a stipulare convenzioni con gli enti locali piuttosto che mantenere un'autonomia critica e di controllo. L’ambientalismo dei no, egli dice, deve essere ormai superato da una concezione della difesa dell’ambiente che coincida con la promozione della qualità della vita e non soltanto con la tutela della risorsa naturale.
Secondo Antonio Parlato il problema di Bagnoli richiederebbe una legge speciale che renda più semplice la attuazione dei processi decisionali, senza tuttavia rinunciare al confronto ed alla discussione.
Margherita Rocco auspica per il futuro di Bagnoli un nuovo piano urbanistico orientato in senso ambientale, che preveda come punti irrinunciabili la rimozione della colmata che rappresenta una vera bomba ecologica, il recupero della linea della costa e soprattutto di Nisida, consentendone la fruizione all’intera collettività.
E’ importante, inoltre, sottolinea Margherita Rocco che tale piano nasca dal confronto con la cittadinanza promuovendo la partecipazione responsabile di tutti nel realizzare un futuro Per Bagnoli ispirato alla sostenibilità ambientale ed alla solidarietà sociale.
L’ultima parola è per Gerardo Mazziotti al quale Ermanno Corsi riconosce la dedizione e la continuità nell’aver seguito la vicenda di Bagnoli ed auspica che l’Odissea di questa trasformazione urbana possa concludersi positivamente e ancor di più che possa prevalere la dimensione virgiliana della Bagnolineide di Mazziotti, conducendo alla nascita di una nuova realtà urbana.
Mazziotti ringrazia i colleghi che hanno partecipato a questo incontro esprimendo apprezzamento per la possibilità di occasioni come questa promossa da campaniArchitetti dove poter esprimere e confrontare liberamente idee ed opinioni.
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