Resoconto del convegno "Il P.T.C. della provincia di Napoli"

Clicca qui se desideri visionare il servizio televisivo, mandato in onda dal VG21 il 25 giugno 2008 alle ore 14:00 ed in replica alle ore 19:30 e 23:00

Si è svolto martedì 24 Giugno il convegno “Il P.T.C. della Provincia di Napoli. La città di Napoli. Occasioni metropolitane.” organizzato da CampaniArchitetti in collaborazione con le associazioni A.D.A. Napoli e Fedprof che ha visto confrontarsi sul tema delle prospettive di sviluppo del nostro territorio provinciale autorevoli relatori, provenienti dal mondo accademico e professionale, alla presenza dei molti colleghi intervenuti.
L’apertura dei lavori è stata inaugurata dai saluti dell’arch. Margherita Rocco, presidente di CampaniArchitetti, che ha ripercorso brevemente il cammino dell’associazione costituitasi nel febbraio del 2007 e ne ha illustrato i campi di attività, da quello culturale a quello della politica professionale.
L’arch. Sara Bianchi, responsabile delle attività culturali di CampaniArchitetti per il 2008, ha introdotto quindi i relatori invitati al convegno, sottolineando come la pluralità dei punti di vista rappresentati ben corrisponda alla complessità del nostro territorio, dove al degrado sociale di molti contesti fa da contrappunto la qualità delle risorse naturali e produttive di altri.

          


Il primo intervento è dell'arch. Bruno Fiorentino, docente dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ed  urbanista, che ricordando la personale esperienza lavorativa nell’amministrazione pubblica osserva come un’istruttoria burocratica del P.T.C lo troverebbe perfettamente rispondente alla legislazione vigente e, quindi, sicuramente corretto, da questo punto di vista. Tuttavia, se redigere un piano è “scrivere norme”, perché allora, si chiede un po’ provocatoriamente Bruno Fiorentino, non ci si affida agli avvocati piuttosto che agli architetti-urbanisti? In questo interrogativo c’è un po’ il limite del piano provinciale, come sottolinea lo stesso Fiorentino, che rileva in proposito la mancanza di un taglio di livello metropolitano. D’altronde, egli puntualizza, un’impostazione diversa del piano non è possibile attraverso un istituto di governo del territorio quale è la Provincia, ma richiederebbe riforme strutturali che conducano alla creazione di un’Autorità metropolitana, autonoma rispetto ad una articolazione gerarchica in livelli comunali e regionali. Bruno Fiorentino ricorda quindi come il dibattito sulle aree metropolitane abbia radici piuttosto lontane nel tempo come testimoniano alcuni passi di una relazione dell’82 di Carlo Tognoli, allora sindaco di Milano, citati nel corso del suo intervento. Il discorso si allarga, dunque, all’esigenza di un riassetto delle strutture di governo del territorio, funzionale anche all’esigenza di assicurare quella capacità impositiva e finanziaria che dovrebbe essere alla base del federalismo fiscale.
In sintesi, conclude Fiorentino, la correttezza dell’impianto normativo del piano provinciale non costituisce una garanzia della possibilità di gestire concretamente la sua attuazione da parte degli organi di governo, proprio in considerazione dei limiti strutturali di questi ultimi.
All’intervento dell’arch. Bruno Fiorentino segue quindi quello dell'arch. Emma Buondonno, docente di Composizione architettonica e urbana della Federico II  e presidente dell’associazione ADA.

          


L’arch. Buondonno sottolinea innanzitutto l’esigenza di superare l’annoso conflitto tra progettisti ed urbanisti i cui effetti negativi si leggono sul territorio: l’urbanistica infatti, dice Emma Buondonno, richiede la capacità di interpretare la natura di un territorio, la capacità di elaborare una visione complessiva che ne colga l’unità geomorfologica, al di là delle differenze e delle divisioni burocratiche.
Per quanto riguarda il piano provinciale, l’arch. Buondonno ne apprezza il recepimento delle istanze di tutela del paesaggio naturale ed agricolo, ma al tempo stesso non condivide la scelta di affrontare il problema della carenza di alloggi pubblici a livello provinciale o metropolitano, ritenendo che esso debba essere piuttosto affrontato attraverso un coordinamento tra le cinque provincie campane.
L’orientamento dovrebbe essere quello di superare la centralità di Napoli, dove in pochi chilometri quadrati si concentrano funzioni locali e regionali che hanno peraltro un bacino di utenza che raggiunge quasi le dimensioni di uno stato.
La comunità scientifica, sottolinea l’arch. Buondonno, dovrebbe costituire un faro in grado di illuminare la capacità di governo di un territorio ed esprimere un'idea di società. In questo senso il criterio della sostenibilità ambientale dell’impatto antropico dovrebbe costituire un riferimento imprescindibile nelle scelte urbanistiche.
In sintesi, quindi, secondo l’arch. Buondonno, se gli obiettivi di salvaguardia del P.T.C. sono sicuramente condivisibili, tuttavia la risposta al problema abitativo non appare adeguata.
Il terzo relatore a prendere la parola è l’avv. Carlo Cincotti, libero professionista e presidente dell'associazione Fedprof, che ha offerto il suo personale punto di vista sull’argomento inquadrando il piano provinciale nell’ambito di un’articolazione piramidale del diritto. In tal senso il P.T.C. è un piano di livello intermedio tra il piano comunale e quello regionale che può assumere valore di piano di tutela quando la regione demandi alla provincia tali funzioni.
Del piano Cincotti apprezza soprattutto il prevalere di indirizzi di programmazione rispetto alle indicazioni di gestione, riconoscendo in esso il superamento di logiche di appartenenza e l’affermarsi di una visione in cui c’è una possibilità più ampia di riconoscersi e di fornire un contributo.

          


L’intervento conclusivo dell' arch. Domenico Moccia, docente della Federico II ed assessore all’urbanistica Provincia di Napoli, sintetizza infine le due diverse polarità rappresentate dall’arch. Buondonno e dall’arch. Bruno Fiorentino che hanno sottolineato l’una la causa della natura, l’altro la causa dell’area metropolitana. Rispetto ad una previsione della domanda abitativa di 360.000 appartamenti per la provincia di Napoli, osserva Domenico Moccia, il piano ne prevede la realizzazione di soli 85000 indirizzando in tal modo implicitamente alle altre provincie il problema di soddisfare il fabbisogno rimanente. In un certo senso, egli osserva l’abolizione dell’istituto della Provincia di Napoli potrebbe indirettamente favorire la attuazione del piano chiamando in causa il potere economico della Regione.
Il piano, continua Moccia, nasce d’altronde in un contesto politico culturale difficile in cui non esiste una vera politica urbana e le esperienze urbanistiche recenti dello stesso comune di Milano ne costituiscono una testimonianza emblematica: qui la proposizione di immagini sfocate di un sistema territoriale sempre più fluido ed inafferrabile cerca di sopperire con suggestioni sofisticate alla difficoltà evidente di governare le trasformazioni da parte dell’istituzione provinciale.
Rispetto a questo tipo di impostazione Moccia rivendica per il P.T.C. un approccio più concreto e pragmatico che cerca attraverso il duro impianto normativo di recuperare un ruolo di governo, pur essendo consapevole della difficoltà di attuare le prescrizioni del piano stesso. D’altra parte la realtà del territorio provinciale è tale in termini di densità da risultare completamente fuori scala rispetto ai criteri elaborati in letteratura per misurare la sostenibilità dell’impatto abitativo.
Quello che si può fare, conclude Moccia, è l’imposizione di vincoli sulle aree agricole limitando il più possibile il consumo di suolo nelle operazioni di densificazione abitativa ed in tal senso, quindi, il piano rappresenta una soluzione di compromesso, in una situazione complessa.
A conclusione degli interventi ha preso la parola l’arch. Giuseppe Mirra per sintetizzare i contenuti emersi dal confronto tra le diverse posizioni e ribadire ancora una volta la necessità di una collaborazione più stretta tra progettisti ed urbanisti al fine di elaborare risposte adeguate alla velocità con cui i processi economici trasformano il territorio, spesso senza un indirizzo di governo. L’arch. Mirra ha quindi auspicato una continuazione ed un approfondimento del dialogo, in particolare tra le associazioni che hanno promosso il convegno, al fine di favorire un contributo culturale sui molti temi che animano le trasformazioni del nostro territorio.


Consulta gli abstract di alcune relazioni, in formato pdf

Abstract relazione arch. B. Fiorentino

Abstract relazione arch. E. Buondonno

Abstract relazione avv. C. Cincotti

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