Artefici del proprio destino

      In un momento storico particolarmente difficile, ricco di incertezze ed ansie, è sempre più frequente riscontrare atteggiamenti protezionistici, di difesa integerrima delle posizioni di rendita acquisite.

 

Sono anni che si sostiene la necessità di uscire da questa bieca visione (frutto esclusivamente di interessi personali) per percorrere la strada diametralmente opposta.

 

Non è più il momento di tergiversare: ne vale il futuro di tutti (come si è avuto modo di sottolineare in un altro contributo).

 

E’ tempo di scelte coraggiose, dettate non più da comodi interessi elettorali (accontentando sempre ed esclusivamente i poteri forti), ma guardando negli occhi gli italiani, con mente lucida e volontà di costruire un domani consono alla nostra millenaria tradizione.

Chi si candida a governare il Paese, non può non avere le idee chiare su un  settore che riguarda circa il 57% del PIL con un'occupazione di circa un milione e mezzo di persone: i servizi professionali.  

 

Chi paventa come non più procrastinabile il progetto di Stati Uniti d’Europa, sarà incontrovertibilmente concorde con la proposta di un allineamento sempre più marcato del nostro ordinamento alle direttive di Strasburgo, in particolare nel mondo delle professioni.

 

Le nostre idee, come andiamo ripetendo da anni, sono molto chiare e dirette: recepimento e piena applicazione del principio della libera concorrenza (Legge 287/90) sancito nel Trattato CE.

  

Riteniamo, infatti, che più concorrenza significa alzare sistematicamente gli standard qualitativi, come avviene nel Regno Unito, Olanda, Danimarca, Svezia.

 

Non si può pensare di giungere agli scenari che tutti auspichiamo, ovvero passare da offerte economicamente più vantaggiose a (offerte) qualitativamente migliori senza un radicale abbattimento del sistema vigente.

 

Per raggiungere ottimali livelli in tal senso, si ritiene strategicamente funzionale la ricerca di forme di aggregazioni tra i vari soggetti (con opportuni sgravi fiscali) tali da poter consentire una competizione finalmente scevra dagli squilibri esistenti (ponendo fine al monopolio dei grandi studi o delle società di ingegneria).

 

Quanto esposto garantirebbe il naturale innalzamento degli aspetti qualitativi delle proposte, a vantaggio sia degli operatori che, in particolare, dei fruitori dei servizi professionali.

 

Nel prossimo anno ci saranno una serie di appuntamenti elettorali: chiediamo a tutti di fare una semplice riflessione.

 

Le domande da porsi sono: sono soddisfatto di quanto è stato fatto? le persone che mi rappresentano sono stati in grado di essere all'altezza delle tante problematiche?

 

Se la risposta fosse positiva, allora si può continuare a dare fiducia a chi oggi ricopre ruoli istituzionali o a chi intende ancora di più consolidare lo status quo.

 

Se la risposta fosse negativa, allora bisogna avere il coraggio di cambiare e dare fiducia a chi propone progetti seri di riconversione,  assumendosi veramente le responsabilità di affrontare e fornire soluzioni concrete per il rilancio.

 

E’ bene precisare che non si sta pensando ad alcun discorso di natura generazionale, ma programmatica: tutti sanno che ci sono cosiddetti “giovani” che perorano cause ormai non più al passo con i tempi e, viceversa, persone, anagraficamente non più giovanissime, che hanno dimostrato di avere acume, competenza e prospettive calibrate alle reali esigenze odierne.

 

E' giunto il momento di diventare artefici del proprio destino: rechiamoci in massa ad esprimere le nostre idee (qualsiasi esse siano).

 

  Impegnarsi nei modi che si ritengano più consoni alle proprie attitudini, vuol dire prendere in mano il proprio presente ed agire per essere i progettisti del futuro. 

Altrimenti, con una forma di snobismo nei fatti controproducente, si continuerà a lasciare ad altri il diritto di scegliere delle nostre vite.

 

A noi la scelta.