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L'emergenza ecologica e lo sviluppo sostenibile.


A partire dagli anni 60” inizia a maturare la coscienza secondo cui tutte le risorse non rinnovabili del nostro pianeta fossero destinate nel breve e/o medio periodo ad esaurirsi. Sulla scorta di tale consapevolezza, le associazioni a carattere ambientalista ed ecologista sollevano la questione della salvaguardia delle risorse naturali, sottolineando l’importanza della ridefinizione dei modelli di sviluppo economico.
 
Il concetto di “sostenibilità e sviluppo sostenibile” comparirà per la prima volta nel Rapporto Our Common Future (1987) della World Commission on Environment and Development (Commissione Bruntland) e sarà definito lo sviluppo che “garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”. Ancora una volta nella definizione di “sostenibilità e sviluppo sostenibile” si pone l’attenzione sulla necessità di individuare nuovi modelli di sviluppo rispettosi dell’ambiente e compatibili con la salvaguardia delle risorse non rinnovabili. Non bisogna dimenticare che proprio in questi anni, nasce il presupposto dell’economia ecologica e dell’economia ambientale, come nuovo campo di studi ove rileggere e valutare le interrelazioni tra ambiente ed economia.
Nel 1992 a Rio de Janeiro si tiene la Conferenza delle Nazioni Unite, che nella sua Dichiarazione sancisce i 27 Principi su ambiente e sviluppo, i Principi delle foreste e l’Agenda 21. Il tema della sostenibilitàviene affrontato con un approccio più completo e complesso, assumendo le caratteristiche di concetto integrato, secondo cui non è possibile affrontare il problema ambientale se non coniugando tre importanti e inscindibili dimensioni: Ambiente, Economia e Società. E’ evidente secondo questa nuova concezione che qualsiasi politica d’intervento deve sottendere una visione integrata, in grado di contemperare l’impatto economico, sociale e ambientale.
La Conferenza di Rio, contestualmente, lancia la Convenzione sulla Diversità biologica, la Convenzione sui Cambiamenti climatici e quella sulla Desertificazione, adottata poi nel 1994.
La Conferenza di Rio affronta un altro e importante aspetto riguardante la responsabilità dei Governi nell’agire e operare verso lo sviluppo sostenibile, attraverso politiche e piani a livello nazionale.
Da questa considerazione è nata Agenda 21un programma di azioni necessarie a evitare l’impatto negativo delle attività umane sull’ambiente. Detto strumento ha definito le attività da intraprendere, gli strumenti da adottare e i soggetti da coinvolgere all’interno del processo di sviluppo sostenibile in cui Ambiente, Economia e Società devono avere pari “dignità” e i problemi ambientali devono essere affrontati alle più diverse scale di governo dalla dimensione globale a quella locale. 
 
Il tema dello Sviluppo Sostenibile, dopo la Conferenza di Rio, sarà affrontato in altri importanti appuntamenti tra cui si ricorda:
  1. 1997 - PROTOCOLLO DI KYOTO sul cambiamento climatico;
  2. 1998 - CONVENZIONE DI AARHUS sui diritti all’informazione e alla partecipazione ai processi decisionali;
  3. 2000 – DICHIARAZIONE DEL MILLENNIO DELLE NAZIONI UNITE riguardante i valori su cui fondare i rapporti internazionali del nuovo millennio;
  4. 2000 – PROTOCOLLO SULLA BIOSICUREZZA;
  5. 2001 – CONVENZIONE SULLE SOSTANZE INQUINANTI NON DEGRADABILI (Stoccolma);
  6. 2002 – CONFERENZA SUI FINANZIAMENTI PER LO SVILUPPO (Monterrey).
  7. 2002 - VERTICE MONDIALE SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE(Johannesburg, 26 agosto-4 settembre 2002)
Tra gli eventi più recenti si ricorda il summit di Johannesburg (anno 2002), che dopo dieci anni dalla conferenza di Rio, ha inteso rafforzare l’impegno verso lo sviluppo sostenibile attraverso la definizione di cinque nuovi targets e del Piano di Attuazione. Il vertice di Johannesburg ha ribadito l’importanza dello strumento rappresentato da Agenda 21 per la realizzazione dello sviluppo sostenibile.
A questo vertice sono stati adottati una dichiarazione politica, un piano di attuazione e diverse iniziative di partnership. Nel piano, inoltre, sono stati inclusi i seguenti obiettivi:
  • “dimezzare, al più tardi nel 2015, il numero di persone non aventi accesso all'acqua potabile e alle condizioni igieniche di base”;
  • “ricostituire, al più tardi nel 2015, gli stock alieutici esauriti e riportarli a un livello sostenibile”;
  • “ridurre, al più tardi nel 2020, gli effetti negativi dei prodotti chimici sulla salute e l'ambiente”;
  • “bloccare la perdita di diversità biologica entro il 2010 e invertire la tendenza al degrado delle risorse naturali”;
  • “attuare, a partire dal 2005, le strategie nazionali di sviluppo sostenibile”.
 
Gli altri accordi discussi e sottoscritti al vertice sono i seguenti:
  • “aumentare la quota globale delle energie rinnovabili e dell'accesso degli indigenti all'energia”;
  • “elaborare un quadro decennale di programmi di sostegno dei modi di produzione e consumo sostenibili”;
  • “adoperarsi affinché il protocollo di Kyoto entri in vigore quanto prima”;
  • “incoraggiare una riforma dei sussidi aventi effetti negativi sull'ambiente”;
  • “trattare le cause della cattiva salute e fornire prestazioni di base efficaci e accessibili a tutti”.
 
Si ricordano ancora le azioni del Consiglio Europeo nei seguenti e altrettanto importanti appuntamenti :
 
IL Consiglio ambiente (17 ottobre 2002)
A questo Consiglio l'Unione ha sottolineato l'importanza degli obiettivi adottati a Johannesburg per conseguire uno sviluppo sostenibile a livello mondiale e ha confermato l'intenzione di realizzarli e andare addirittura oltre.
IL Consiglio europeo di Bruxelles (20-21 marzo 2003)
IL Consiglio (detto "Consiglio di primavera") ha sottolineato l’importanza del raggiungimento degli obiettivi di protezione dell'ambiente, nell'interesse della crescita e dell'occupazione. Ha inoltre individuato e seguenti misure concrete per raggiungere questi obiettivi:
  • separare la crescita economica dall'uso di risorse e dal degrado dell'ambiente
  • invitare gli Stati membri a raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto attraverso la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, la fissazione di obiettivi in materia di energia e l'adozione della direttiva sul sistema di scambi di diritti di emissione
  • adottare il programma " Energia intelligente per l'Europa "
  • nel quadro del nuovo piano di azione "Ecotecnologie" evidenziare lo sviluppo di nuovi carburanti e di tecnologie per i veicoli
  • limitare il trasporto di prodotti petroliferi in navi a scafo unico e accelerare il ritiro di queste unità
  • applicare un sistema di sanzioni, anche penali, per le infrazioni di inquinamento marittimo e estendere la responsabilità agli operatori marittimi
  • rafforzare il processo di Cardiff: il Consiglio europeo ha preso nota dell'intenzione della Commissione di tracciare un bilancio annuale di questo processo
  • migliorare gli indicatori ambientali
  • giungere a un accordo onde adottare la direttiva sulla responsabilità ambientale
  • applicare la convenzione di Aarhus
  • conseguire gli obiettivi definiti nella dichiarazione del Millénaire ( FR ), al vertice di Johannesburg, alla Conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio a Doha ( EN ), ( ES ), (FR) e alla Conferenza di Monterrey sul finanziamento dello sviluppo ( EN ).
Il Consiglio europeo di Bruxelles (25-26 marzo 2004)
“Nel corso di questa sessione il Consiglio europeo ha ricordato l'importanza di dissociare crescita e conseguenze negative sull'ambiente, nonché di migliorare l'efficienza energetica e accrescere il ricorso alle fonti di energia rinnovabili”.
Il Consiglio al fine di realizzare gli obiettivi del protocollo di Kyoto , ha invitato i paesi che non l’avessero ancora fatto, a ratificatare il suddetto protocollo per provvedere in tal senso .
Infine, ha esposto la necessità di promuovere nuove tecnologie rispettose dell'ambiente e, in tale contesto, al fine di poter attuare il piano delle ecotecnologie ha richiesto alla Commissione e alla Banca europea per gli investimenti di prevedere gli strumenti finanziari necessari a tal fine.
Il Consiglio europeo di Bruxelles(16 e 17 giugno 2005)
Il Consiglio ha adottato una dichiarazione relativa allo sviluppo sostenibile in cui ne ricorda gli obiettivi fondamentali:
  • la protezione dell'ambiente;
  • l'equità sociale e la coesione;
  • la prosperità economica;
  • la necessità che l'UE assuma le proprie responsabilità a livello internazionale.
In tale dichiarazione, il Consiglio ricorda anche i principi che l'UE e gli Stati membri debbono rispettare e mettere in atto nella conduzione delle politiche interessate dallo sviluppo sostenibile:
  • la promozione e la protezione dei diritti fondamentali;
  • la solidarietà intra- e intergenerazionale;
  • la garanzia di una società aperta e democratica, la partecipazione dei cittadini, delle imprese e degli interlocutori sociali,
  • la coerenza delle politiche e la governance, l'integrazione delle politiche;
  • lo sfruttamento delle migliori conoscenze disponibili nonché il principio di precauzione e il principio del "chi inquina paga".
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