La progettazione

bonifica che della prevenzione. Chiaramente risultano meno costose e complicate se applicate a priori del processo costruttivo.

Nell’ottica di una progettazione “ex-novo” di edifici “Radon - resistenti”, è indispensabile determinare prioritariamente l’entità del problema di riferita al suolo destinato alla costruzione.

Visto che non esistono, attualmente, prove normalizzate o norme specifiche che correlino inequivocabilmente i risultati di prove eseguite “in siti” con livelli di Radon - indoor conseguenti, il fattore rischio potenziale si può stimare attraverso valutazioni di tipo analitico che rispondono a questi interrogativi:

 

·       quali sono le caratteristiche del suolo riferite agli starti superficiali, agli strati profondi e alla permeabilità del terreno ?

·       qual è il livello di Radon riscontrato nell’acqua potabile, se in presenza di pozzi ed uso di approvvigionamento giornaliero ?

·       Esistono, nella stessa area geologica (medesime caratteristiche delle rocce e  nella  composizione del suolo), edifici nei quali siano  stati  riscontrati problemi da Radon ?

 

“Se la risposta anche ad una solo di questi interrogativi contempla un parametro d’allarme, nel programma di costruzione dell’edificio dovranno essere adottate tecniche che favoriscono una ventilazione complessiva e adeguata del manufatto e a secondo di necessità specifiche:

 

1. riducano le vie d’accesso del gas all’interno dell’edificio;

2.     operino sul regime di pressioni dell’edificio nei confronti dell’ambiente circostante e del suolo;

3.     prevedono l’uso di materiali non radioattivi o l’eventuale incapsulamento di questi ultimi.

 

Qualora, a costruzione ultimata, si dovessero comunque rilevare livelli alti di Radon indoor, nonostante l’applicazione di una o più tecniche di seguito riportate, si possono adottare accorgimenti costruttivi che facilitano l’uscita del gas, anche a costruzione ultimata .

Il complesso delle tecniche per ridurre le vie d’accesso.

Il complesso di queste tecniche prevede interventi differenziati a seconda della:

·       radioattività del suolo;

·       tipologia costruttiva del piano di fondazione dell’edificio:

*      parzialmente interrate;

*      poggiante direttamente sul terreno.

Per suoli ritenuti particolarmente rischiosi per la capacità emissiva di gas Radon una delle tecniche più radicali consiste nella suzione del  sottosuolo  tramite  tubature  di  drenaggio .

Il Sistema prevede la formazione, attorno all’edificio, di un anello continuo di tubature perforate che viene, successivamente, condotto in una zona lontana del perimetro dell’edificio stesso e collegato o ad un pozzetto di raccolta o ad un sistema di aspirazione ed espulsione meccanica.

La riduzione del Radon, con questa tecnica può essere praticamente totale.

Per costruzioni parzialmente interrate, si interviene a livello del piano cantinato sia con tecniche che producono la protezione delle superfici a contatto con il terreno, sia con sistemi di tubature che favoriscano l’espulsione del gas .

Il sistema prevede:

·       un accurato isolamento dalle superfici esterne ed interne delle pareti interrate usando un materiale “acqua/vapore” resistente;

·       un’attenta sigillatura di tutte le parti delle tubature degli impianti che affluiscono nel piano interrato qualora non se ne possa evitare il passaggio;

·       un sistema di raccolta e scarico del gas attraverso il funzionamento di una pompa ad immersione e relativa condotta.

La    riduzione   anche  in  questo  caso  può  essere   ottimale specialmente se abbinata contemporaneamente al trattamento del solaio  e delle pareti “fuori-terra”.

Per costruzioni che poggiano direttamente sul terreno, si applicano tecniche che proteggono prioritariamente la saletta di base, aumentano la ventilazione del vespaio e delle pareti verticali e realizzano la copertura del terreno esposto.

Se si interviene al di sotto della saletta di base si può ottenere una riduzione del gas, all’interno dell’abitazione, intorno al 90% attraverso la: suzione del vespaio o del terreno sottostante.

Il sistema prevede:

 

·       una rete di tubature che corrono in verticale e in orizzontale lungo il perimetro dell’edificio;

·       un ventilatore che ha il compito di aspirare il gas ed espellerlo al di sopra delle coperture.

 

La riduzione è ottimale soprattutto con terreni permeabili e con vespai di ghiaia.

Un altro tipo di intervento suggerisce invece degli accorgimenti da adottare nella costruzione della saletta di base.

Il sistema prevede:

·       una intercapedine suolo e pavimento che consente la ventilazione oppure ove non fosse possibile, la creazione di una idonea barriera Radon-resistente al disotto della saletta;

·       una rete di rinforzo, se usate, da disporre all’interno del getto della saletta e non al disotto, per evitare fessurazioni della saletta stessa;

·       una realizzazione monolitica, ove è possibile, della saletta di base e delle fondazioni;

·       l’inserimento di un sigillante impermeabile al gas e contemporaneamente non soggetto a ritiro, da alloggiare in eventuali fessurazioni e interstizi.

 

La riduzione in questo caso risulta buona se abbinata contemporaneamente al trattamento dei luoghi di connessione tra parete e saletta di base con un materiale di compensazione flessibile ed elastico.

Una tecnica da adottare preferibilmente e quando le pareti verticali del piano inferiore delle costruzioni sono realizzate in “blocchi cementizi cavi” e attraversano la saletta di base toccando direttamente il suolo sottostante, è la: ventilazione (o suzione delle pareti).

Il sistema prevede:

·       l’inserimento di un tubo all’interno di ogni parete e il collegamento ad una ventola che aspira il gas e lo spinge all’esterno;

·       la contemporanea sigillatura degli interstizi tra le pareti e il suo rivestimento e la protezione adeguata di cavità aperte nella parete per il passaggio dei tubi.

La riduzione risulta particolarmente adatta per questo tipo di tipologia costruttiva.

Complesso delle tecniche che opera sul regime delle pressioni.

Il complesso di queste tecniche mira alla prevenzione del fenomeno della “depressurizzazione dell’edificio” rispetto al suolo.

Una serie di fattori contribuiscono all’abbassamento del livello di ricambio d’aria all’interno dell’abitazione e determinano una differenza negativa di pressione, rispetto al suolo, che favorisce l’ingresso del Radon:

 

·       scarsa ventilazione attraverso le aperture;

·       uso di ventole e ventilatori a cappe;

·       presenza di caminetti;

·       eccessiva sigillatura dell’involucro murario.

 

Le tecniche mirano a mantenere la parte dell’edificio che è a contatto col suolo, ad una pressione più alta di quella del suolo stesso .

In fase progettuale l’attenzione alla ventilazione naturale, soprattutto del piano cantinato, risulta il metodo più efficace e meno complicato per arginare la probabile risalita del gas . Qualora questo non fosse possibile è necessario ricorrere a sistemi di ventilazione forzata, che prevedono l’immissione di aria dai piani superiori verso il piano cantinato e la sigillatura di giunti e fessure.

In presenza di costruzioni prive di un piano interrato si può intervenire:

·       isolando opportunamente i passaggi d’aria da un piano all’altro;

·       favorendo un’adeguata ventilazione soprattutto del primo livello;

·       apprestando opportune prese d’aria permanenti per gli apparecchi da combustione.

 

Qualora per le pareti verticali dei pieni inferiori siano stati usati blocchi cementizi cavi, si può procedere in alternativa alla tecnica della “suzione”, con la pressurizzazione  della  parete.

Il sistema prevede:

·       l’installazione di un canalino di raccolta orizzontale e ben sigillato lungo gli spigoli che corre lungo il parametro del locale, può essere messo in posa sia al di sopra che al di sotto della saletta di base;

·       la trapanatura della parte di parete protetta dallo zoccolo, e attraversa i fori (di piccola dimensione) la consequenziale raccolta del gas nel canale di drenaggio;

·       il collegamento dello zoccolo orizzontale con un sistema di canali verticali, fornito di ventilatore, adibito all’espulsione del gas.

La ventilazione anche in questo caso può essere notevole.

Uso di materiali non radioattivi, o eventuale incapsulamento.

Se la presenza del Radon in un’abitazione è dovuta ai materiali da costruzione usati nel manufatto stesso le procedure da seguire, per la bonifica, sono complicate, economicamente onerose e non danno sempre i risultati sperati.

I criteri da seguire prevedono ove è possibile la rimozione del materiale stesso, in alternativa si può procedere con un aumento complessivo della ventilazione dei locali a rischio e con l’eventuale  incapsulamento della fonte emissiva.

“A quest’ultimo riguardano, alcuni studi sembrano indicare che ricoprendo con vernici epossidiche le superfici interessate si giunga ad un riduzione dell’emanazione dell’80 - 90%”[1].

Chiaramente nell’ottica delle prevenzione del problema risulta necessario, in fase progettuale, scegliere tra le categorie di materiali quelle meno radioattive e all’interno di una stessa categoria il materiale meno emissivo.

Un esempio significativo riguarda la qualità dei cementi che presentano livelli più alti di radioattività tra quelli pozzolanici rispetto ai Portland.

 

 

 

 

Concentrazione di radionuclidi primordiali presenti nella crosta terrestre e in alcuni cementi.

 

 

Concentrazione

 

Ra-226

 

Th-323

 

K.40

 

 

concentrazione media della crosta terr. (pCi/g)

 

1,30

 

1,27

 

22.00

 

concentrazione massima rilevata cementi Portland

 

1,97

 

2,21

 

12,59

 

concentrazione minima rilevata cementi Portland

 

0,38

 

0,23

 

3,43

 

concentrazione massima rilevata cementi Pozzolanici

 

3,00

 

4,96

 

23,82

 

 



[1] Da AA. VV., “Igiene e medicina ambientale”, H.S.A., Bologna ’94, pg. 251.

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