Introduzione

La sezione dedicata alla normativa comunitaria avente come oggetto i Fondi Europei, si propone di fornire ai colleghi notizie generali circa la possibilità di erogazione finanziamenti verso particolari progetti urbani, che presuppongono il soddisfacimento di ben definiti requisiti tipologici e sociali.
Essa è stata organizzata come un diario di bordo nel quale, presupponendo l’inizio di un viaggio nei e verso i Fondi Europei, la trattazione delle problematiche relative agli argomenti più richiesti è stata pensata come un insieme di tappe.
 
Come quando ci prepariamo per un viaggio, indecisi sulla destinazione, su ciò che dobbiamo mettere in valigia e sul mezzo di trasporto da prendere, nella nostra sezione, visto la vastità degli argomenti trattati e la possibilità di “perdersi” tra gli infiniti “anfratti” della disciplina inerente i Fondi Europei, partiremo con un bagaglio costituito dalla nostra esperienza didattica e lavorativa, sceglieremo il Mezzogiorno d’Italia con le sue ricchezze e contraddizioni come mezzo di trasporto o meglio come punto naturale di riferimento, e definiremo la possibilità di rendere più agevole la trattazione dei Fondi Europei finalizzata all’inserimento in questo particolare segmento del mercato del lavoro, la nostra destinazione.
E’ buona regola, prima di iniziare un viaggio, raccogliere il più possibile notizie generali circa la nostra destinazione.
 
L’insieme delle norme di riferimento riguardo l’erogazione finanziaria suddivisa in specifici argomenti, ognuno con obiettivi e finalità ben definiti, viene detto Quadro Comunitario di Sostegno, di seguito denominato QCS.
Il QCS definisce gli ambiti prioritari d’intervento dei progetti urbani finanziati con i Fondi Europei.
E’ lecito affermare che le priorità da fissare per ogni progetto urbano sono in generale l’ambiente, l’occupazione e le pari opportunità. Si ritiene utile dare delle brevi precisazioni circa le priorità innanzi richiamate. Con la terminologia ambiente, nel tentativo di evitare inutili filosofie che non sono attinenti all’obiettivo di questa sezione, si intende la capacità di ogni progetto urbano di innescare un processo di sviluppo sostenibile attraverso la programmazione di interventi che abbiano a cuore il regime delle acque, la gestione dei rifiuti ed, infine, l’inquinamento del suolo.
Analogamente per occupazione e pari opportunità, s’intende, rispettivamente la capacità di ogni progetto di innescare un aumento occupazionale che passi anche attraverso il miglioramento delle competenze del lavoratore, per il primo, ed il rafforzamento dell’applicazione dei principi dell’uguaglianza tra i sessi, per il secondo.
Fissate le priorità, bisogna determinare gli obiettivi che si vogliono perseguire.
In relazione a tutto quanto fin qui esposto la valorizzazione delle risorse naturali, ambientali e storico culturali, il rafforzamento del sistema di sviluppo locale, il miglioramento della qualità generale della città e, infine, il rafforzamento delle infrastrutture e dei centri di servizio, sono, evidentemente, gli obiettivi generali del QCS.
 
Fin qui la definizione generale del QCS, ma bisogna porsi una domanda:
cosa succede negli Stati membri dell’UE una volta definiti gli obiettivi generali?
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Ogni Stato recepisce le linee d’intervento del QCS nel Programma Operativo Nazionale, detto semplicemente PON.  
Per evitare il nascere di giustificate emicranie, pensiamo ad un qualsiasi intervento a “cascata”. Noi architetti, nell’esercizio della nostra professione, siamo ormai abituati ad affrontare una vasta casistica di problemi, a volte completamente estranea alle nostre competenze, per poter portare a buon fine l’incarico affidatoci.
La normativa non ci aiuta, spesso troppo lontana dalla pratica, meno ancora la totale “competenza”dei funzionari pubblici. Così l’architetto è diventato burocrate, legislatore, geologo, psichiatra, ed altro. Cercando di non perdere il lume della ragione, è buona norma affrontare ogni problema partendo dal generale per arrivare al particolare, in una visione sistemica del tutto. Anche la normativa che si occupa dei Fondi Europei deve essere affrontata in questo modo. Esiste un macro sistema QCS, che viene recepito dal sistema PON, che a sua volta viene recepito dal sottosistema POR. Siccome la normativa ama complicarsi la vita e, purtroppo, complicarla anche a noi “poveri” addetti ai lavori, il PON ed il POR sono suddivisi in differenti e specifici assi di intervento.
Cerchiamo di capire meglio.
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Il Programma Operativo Nazionale è suddiviso in linee guida che sono di supporto al Programma Operativo Regionale.
Esso, recependo gli obiettivi generali precedentemente fissati nel QCS, propone specifiche  linee d’intervento in ambito nazionale. In sostanza, si propone semplicemente la concretizzazione degli obiettivi generali del QCS, evidenziando la necessità che ogni intervento urbano sia a portata extra locale ed extra regionale, incentivi la ricerca scientifica, lo sviluppo tecnologico e l’alta formazione, tuteli le risorse naturali, sviluppi l’imprenditoria locale e la sicurezza nelle aree depresse.
L’ambito di programmazione prioritario in cui attuare gli interventi è il Programma Operativo Regionale, più comunemente POR, come già menzionato innanzi.
Il Mezzogiorno d’Italia, logico e naturale mercato di lavoro per la maggior parte degli architetti campani, è suddiviso in ben 7 POR che comprendono Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna, e Molise.
Ma facciamo un passo indietro.
Il QCS si articola in Assi Prioritari che saranno attuati nel POR mediante interventi settoriali che puntano su obiettivi omogenei.   
Ogni Asse Prioritario deve soddisfare i tre obiettivi principali del QCS: sviluppo sostenibile, occupazione e pari opportunità. In sostanza:
  • Asse I – Risorse Naturali
  • Asse II – Risorse Culturali
  • Asse III – Risorse Umane
  • Asse IV – Sistemi Locali di Sviluppo
  • Asse V – Città
  • Asse VI – Reti e Nodi di Servizio
Prima di intraprendere il nostro viaggio, è necessario fornire delle importanti notizie circa la dotazione finanziaria.
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Il Piano Finanziario comprende il Fondo Strutturale e le risorse messe a disposizione dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti Locali. Per evitare ogni equivoco, ogni asse prevedrà un tasso specifico di partecipazione del Fondo Strutturale.
Analogamente, viene incentivata la partecipazione del capitale privato, prevedendo, nel quadro legislativo nazionale, la priorità al finanziamento di progetti con capitale privato. Tutto quanto fin qui esposto prevede, “purtroppo”, la capacità tecnica degli Enti di allestire e verificare i piani finanziari delle opere che si intendono promuovere con il ricorso del capitale privato.
Infine, in relazione alle caratteristiche ambientali, sociali ed economiche in prevalenza, il QCS prevede la suddivisione delle aree ammesse al finanziamento in zone ad obiettivo dall’1 al 4.
Il Mezzogiorno d’Italia già a partire dagli anni 94/99 è zona di obiettivo 1, area depressa.
 
Per essa sono stati stanziati nel periodo di tempo che copre il 2000/2006 la considerevole somma di 21.935 milioni di euro.
 
E adesso si parte!!!   

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