Il caso Marchionne

  E’ di qualche giorno fa la notizia che la Fiat, per decisione dell’Amministratore Delegato, Sergio Marchionne, dal 2012 non farà più parte di Confindustria.

Non si vuole scendere nel merito della questione per perorare la causa di chicchessia; sviluppiamo solo un ragionamento per mostrare ancora di più le infinite contraddizioni dell’essere professionista.

Sicuramente qualcuno di voi si chiede: cosa c’entrano le decisioni assunte dalla più grande azienda automobilistica italiana ed un architetto, un avvocato, un ingegnere ed altro?

C’entrano eccome. Negli altri contributi (“Antitrust, salvaci TU…” e “Non solo l’Antitrust ma anche la BCE concorda con noi: concorrenza e liberalizzazione per il rilancio”, che si trovano in questo sito, nella pagina ufficiale dell'associazione su Facebook e nelle sezioni apposite del sito www.vincenzoperrone.it) abbiamo fornito degli spunti sul tema della Riforma delle Professioni, argomento che da anni seguiamo e che da anni si affronta, a nostro avviso, con molta confusione.

Cominceremo col dire che non siamo contro l’istituzione Ordine; troppo spesso siamo stati liquidati, da superficiali consolidatori dello status quo, come fantomatici picconatori di questo Organo dello Stato.

Non c’è nulla di più perversamente falso; siamo solo dell’avviso che sia opportuna una profonda revisione del concetto stesso di Ordine che, nei fatti, risulta un organismo del tutto fuori dalle problematiche che affliggono i propri iscritti, con oneri ordinari di funzionamento quantomeno eccessivi (e che si auspica si possa far chiarezza al più presto) rispetto alle oggettive difficoltà di una categoria in affanno.

Tutti sono concordi con la necessità di una Riforma strutturale; ebbene, proprio perché c’è bisogno di partire dalla radice delle questioni, dobbiamo, una volta per tutte, sancire un principio che da anni è un orientamento preciso della CE: l’attività professionale è attività d’impresa.

Sappiamo benissimo che adesso si scateneranno le fazioni pro e contro questo dato; per il momento, lasciamo un attimo la contesa per andare oltre e fornire altri aspetti.

L’Italia, in quanto paese inserito all’interno della Comunità Europea, è tenuta al rispetto del Trattato, al quale ha partecipato per la stesura con i propri rappresentanti; per cui, come mai oggi si ha ancora difficoltà alla piena applicazione delle norme in materia di tutela della concorrenza e di mercato interno?

A nostro avviso, la situazione stagnante della professione è legata proprio alla gestione non più in linea con i tempi dell’Ordine, troppo lontana dalla base, più attenta agli aspetti protezionistici delle proprie posizioni (sventolando una “nobiltà” della prestazione d’opera intellettuale, del tutto diversa dall’impresa: dov’erano quando si è stabilito esattamente il contrario?).

Il decollo si può avere solo ricordando che: “Secondo il diritto antitrust, i professionisti sono imprese e l’ordine, in quanto ente rappresentativo di imprese, è un associazione di imprese, assoggettato quindi alle regole antitrust” (indagine conoscitiva dell’Antitrust, 18 gennaio 2007).

Per l’Antitrust, quindi (che riprende come descritto, un orientamento del Parlamento Europeo) non c’è differenza tra la Fiat e un professionista e, analogamente, tra Ordine e Confindustria.

Tuttavia, cogliamo una differenza che costituisce un’ulteriore barriera: Fiat può continuare a lavorare anche se ha deciso di non iscriversi più a Confindustria, mentre un professionista non può esercitare se decide di non iscriversi più all’Ordine.

Come si è compreso, le questioni sono tante e, molto spesso, si corre il rischio di perdersi tra i meandri di una materia estremamente complessa.

Guardare con fiducia al futuro diventa sempre più complicato: ma le continue attestazioni di solidarietà ed adesioni alle nostre idee, le aperture inequivocabili di Mario Draghi (prossimo Presidente della BCE), l’impegno ed il pungolo costante dell’Antitrust, rappresentano delle ottime premesse.

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