I termini dell' urgenza del problema ecologico

Ecologia, ambiente, buco nell'ozono, effetto serra,...parole che negli ultimi trenta anni sono state pronunciate più volte e con crescente forza. Concetti antichi e nuovi prendono corpo sul finire degli anni '60, sotto la spinta dell'evidente natura distruttiva di alcuni processi produttivi connessi anche alle attività del costruire e dell'abitare, cioè all'esistenza stessa della casa, della città, dell'ambiente costruito. La crisi energetica del 1973, mettendo in evidenza la fallacia e la presunzione dell'idea di un progresso senza limiti di tempo e di spazio, suscita attenzione e dà forza alle istanze ambientaliste ed ecologiste (tab.1). Ambiente dal latino ambiens (che sta intorno) riacquista dagli anni '70 in poi un significato più globale, come il termine umwelt, che indica tutto ciò che sta intorno a noi di naturale e antropico, si estende al mondo in cui viviamo: natura e cultura, aria, acqua, suolo, ciò che in essi vive e l'uomo con la sua azione trasformatrice. Anche la parola ecologia, dal greco oikos ( nucleo domestico), torna ad un significato più ampio. Scrive Michel Serres che “l'ecologia studia i legami spaziali e temporali tra individui distinti, numerosi, diversi, piccoli, localizzati...La vita invade lo spazio attraversando minuscoli esseri viventi, si crea così un modello spazio-temporale che mantiene al suo interno, come in un mosaico, tutte le diversità intimamente connesse tra loro...”.

 

Tabella 1 - Le istanze ambientaliste ed ecologiste

1.       Le limitate dimensioni del pianeta.

2.       Il limitatissimo spessore della biosfera.

3.         L'esauribilità delle risorse di materie prime.

4.       La crescita demografica mondiale (4,5 miliardi di abitanti oggi, 12 miliardi di     abitanti tra un secolo).

5.       I bisogni urgenti dei Paesi emergenti.

6.       Lo sviluppo consumistico incontrollato dei Paesi industriali.

7.       Le enormi potenzialità di intervento e di sovvertimento da parte dell'uomo sugli      esseri  naturali.

 

Gli anni '70 hanno dunque sancito la fine di un'epoca di “innocenza energetica”, e hanno messo pesantemente in discussione l'idea di una progettazione architettonica autonoma, autosufficiente e avulsa da tutto ciò che la circonda.Nel Timeo di Platone si legge “...questo mondo è davvero un essere vivente che possiede un'anima ed un'intelligenza...”, e le costruzioni dell'uomo fanno parte di questo essere vivente.

Si incomincia allora a fare strada un’interpretazione “secondo natura” del mondo circostante, il che non significa sterile naturalismo, nè nostalgia di un eden perduto, nè rifiuto unilaterale della civiltà delle macchine, ma interpretazione: sensibile e attenta nei confronti della natura e delle sue leggi, capace di gestire progettualmente lo sviluppo dell’uomo, del suo senso e della sua capacità creativa; basata sul principio della compatibilità e della totalità.

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