Gli aspetti normativi.

Vari fattori hanno contribuito, fino ad oggi, ad una mancata regolamentazione dal punto di vista microbiologico, per la salubrità degli ambienti confinati ad uso residenziale:

·         Vasta gamma degli agenti inquinanti;

·         Difficoltà di definire livelli di soglie pericolosi;

·         La diversa suscettibilità individuale;

·         Mancata relazione tra i tempi di esposizione e l’insorgere degli effetti nocivi.

 

“In alcune nazioni sono stati comunque prodotti dei dati sulla base dei quali sono stati successivamente proposti dei valori guida di concentrazione fungina”[1]:

·         Studi condotti in Canada (1952), sulla presenza di funghi patogeni e tossigeni in case residenziali hanno prodotto le seguenti considerazioni:

·         Valori maggiori alle 50 ufc/m3 di un’unica specie devono essere considerati con sospetto;

·         Valori fino a 150 ufc/m3 comprensivi di molte specie devono essere considerati accettabili;

·         Valori fino a 500 ufc/m3 comprensive di specie tipiche dell’ambiente esterno devono essere considerati accettabili.

L’A.C.G.I.M. (American Conference Of Governamental Industrial Hygiene) suggerisce invece che :

Un valore di concentrazione bioaerosol superiore a 500 ufc/m3 è da considerarsi correlato ad una fonte di

Inquinamento indoor di tipo biologico,

 

 

 

 



[1] Da E. Fea, “Inquinamento microbiologico degli ambienti confinati”, H. S. A., Bologna ’94, pg. 13.

 

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