Folgorato sulla via di Damasco o, meglio, ... di Mantini.

 
Devo comunicare, a quanti mi leggono su questo sito, che ho cambiato idea sulla proposta di legge di riforma dell’ordinamento professionale, presentata dall’on. Mantini il 27 giugno 2006.
Dichiaro, senza mezzi termini, che la proposta mi piace e che sarei contento se passasse.
Vi spiego i motivi (e ditemi se ho torto).
Com’è noto, nell’ottobre 2005, si tennero le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti – del quale faccio parte – con le nuove regole stabilite dal D.P.R. 8 luglio 2005, N. 169.
Il quarto comma dell’art. 4, di detto Decreto, recita:
«I consiglieri restano in carica quattro anni a partire dalla data della proclamazione dei risultati e, a far data dall’entrata in vigore del presente regolamento, non possono essere eletti per più di due volte consecutive.»
Così come stanno le cose, potrei candidarmi, per la seconda ed ultima volta, nel 2009 e – se eletto, come mi auguro – uscire definitivamente dal Consiglio nel 2013, essendomi inibita la terza elezione consecutiva.
Cosa propone Mantini? Al primo comma dell’art. 19, della sua proposta, dice:
« … il mandato dei consiglieri può essere rinnovato per non più di due volte consecutive a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.»
Ne consegue che non avrei inibizioni a candidarmi sia nel 2009 che nel 2013, restando in sella fino al 2017 (allorché, se Iddio vorrà, avrò 66 anni). Se, poi, la legge di Mantini fosse approvata dopo il Natale del 2009, potrei restare in Consiglio fino al 2021, raggiungendo l'età giusta (70 anni) per togliere il disturbo e ritirarmi in campagna.
Quindi Mantini, ignorando che esistono già limiti di mandato, vuole allungare la mia permanenza nel Consiglio, di almeno 4 anni, se non di più.
Posso mai essere contrario a questa proposta?
Com’è noto, vengono corrisposte indennità ai Consiglieri. Sono già stato in Consiglio per il passato e so bene che - da quando l’Ordine nacque (nel lontano 1944) fino a quando ho fatto parte del Consiglio - i Consiglieri dell’Ordine degli Architetti di Napoli hanno sempre svolto gratuitamente il loro mandato, senza riscuotere indennità di alcun genere. Pertanto ho rifiutato le indennità, traendone un bel danno economico (e accettando l’etichetta di “fesso”).
Cosa propone Mantini? Al primo comma dell’art. 22 si legge:
«… l’Ordine territoriale può stabilire indennità per i membri dei diversi organi al fine di assicurare lo svolgimento del mandato senza pregiudizio economico …».
E’ vero che si creerebbe un’altra casta e l’ammontare delle indennità, per tutti gli Ordini e i Consigli Nazionali d'Italia, formerebbe una cifra da capogiro. Ma, scusate, a me cosa importa? E’ ovvio che accetterei anch’io le indennità. Le ho rifiutate quando avevo dubbi sulla loro liceità. Ma, quando è una Legge dello Stato a prevederle, perché dovrei continuare a rifiutarle? Sarei “fesso” veramente. Io rispetto le Leggi dello Stato e se una di esse mi volesse corrispondere dei quattrini, è ovvio che io, legittimamente, li intascherei (così come, se dovesse impormi una tassa, seppure a malincuore, la pagherei).
Quindi, Mantini mi vuole far restare nel Consiglio almeno fino al 2017 e mi vuole anche retribuire lautamente, giacché dovrei svolgere il mandato senza pregiudizio economico.
Ovviamente sarà inevitabile incrementare la quota associativa e trovare altri sistemi per spillare soldi ai Colleghi, ad esempio tramite i corsi di aggiornamento professionale obbligatori. Infatti, Mantini, sul suo blog dice: «Allo scopo di garantire l’utente sul livello di formazione permanente garantito dal professionista, si propone di introdurre un meccanismo di “crediti formativi” finalizzato sia all’aggiornamento specialistico su singoli temi che all’aggiornamento della formazione di base (già previsto da alcuni ordini).» Anche la sua proposta di legge impone l’aggiornamento professionale permanente e coatto. Dal traffico dei “crediti formativi” altro che stipendi potremmo ricavare!
Non è finita qui.
Mantini mi vuole conferire – come Consigliere dell’Ordine – un potere sconfinato, sui Colleghi. Infatti, i Consigli degli Ordini saranno chiamati a «curare la tenuta e l’aggiornamento dell’albo nonché la verifica periodica della sussistenza dei requisiti per l’iscrizione…» (primo comma dell’art. 20).
Ma c’è di più. Mantini dice: «Il professionista che non ottempera ai doveri di aggiornamento professionale e che interrompe l’esercizio professionale per un periodo prolungato, secondo i criteri stabiliti dall’ordinamento di categoria, è radiato dall’albo.» (secondo comma dell’art. 25). E aggiunge: «Il professionista radiato può chiedere di essere reiscritto all’albo, sussistendone i presupposti, non prima di cinque anni dalla data di efficacia del provvedimento di radiazione.» (comma quinto dell’art. 26). Pertanto, ai corsi di aggiornamento professionale (a pagamento) non si sfugge, pena la radiazione dall'Albo.
Mantini, allora, vuole darmi un potere enorme (che non esisteva nemmeno nel Sindacato Fascista Architetti, delle buonanime di Calza Bini e Del Debbio) e un lauto stipendio per 10 anni (uscirei dal Consiglio, come già detto, non prima del 2017).
Si sa che io sono un tipo vendicativo, con una certa propensione a montarsi la testa. I Colleghi sono avvisati ed è bene che, se mi incontrassero per strada, mi salutino con deferenza (i maschietti si dovranno togliere il cappello e le femminucce mi devono fare un bell’inchino). Non credo proprio che manterrà i requisiti per l’iscrizione all’Albo chi non lo facesse.
Fintantoché mi limitassi ad attuare vendette – dirette e trasversali – per il futile motivo detto prima, sarebbe poco male (perché non costa niente soddisfare il mio capriccio decisamente irrisorio e, forse, anche divertente). Ma se, un domani, qualcuno volesse sbarazzarsi dei suoi oppositori (radiandoli dall’Ordine perché hanno perduto i requisiti per l’iscrizione) come la mettiamo? E, se qualcuno volesse levarsi dai piedi non solo gli oppositori, ma anche chi gli fa concorrenza sul mercato del lavoro?
E, poi, chi verifica i verificatori? Dalla proposta di Mantini io deduco che il Consiglio “controlla” tutti gli iscritti all’Albo, quindi anche i Consiglieri, magari con l’accortezza di verbalizzare che, uno alla volta, si allontanano dal Consiglio quando si esamina la propria posizione. Ciò mi tranquillizza non poco. E’ ovvio che, se dovessi dare un voto a me stesso, ci scapperebbe un bel 30 e lode, ad occhi chiusi e senza tentennamenti.
C’è poco da fare, devo annoverare Mantini fra i miei migliori amici.
Potrei continuare per un bel pezzo a dimostrare che la proposta di Mantini mi conviene e che sarebbe, per me, stupido contrastarla.
Stava accadendo qualcosa di paradossale, di incomprensibile.
Io – che sto per essere “miracolato” dall’On. Mantini – contrastavo la proposta e i Colleghi (che corrono il rischio di vedere gli Ordini trasformati in caserme) non davano – e ancora non danno – segni di reazione.
C’è qualcosa di più eclatante. Si parla di Riforma delle professioni intellettuali. Ma la riforma dove sta? Io vedo solo una riforma del sistema ordinistico, ma non vedo niente che possa incidere positivamente sul modo di esercitare, giorno per giorno, questa o quell’attività professionale.
Cose che complicano l’esercizio della professione, Mantini ne prevede più d’una. Volete un esempio? Il primo comma dell’art. 13 recita: «Il professionista deve rendere noto al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza assicurativa stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale.» E il secondo comma incalza: «I codici deontologici di cui agli articoli 23 e 34, comma 3, prevedono le conseguenze disciplinari della violazione dell’obbligo stabilito dal comma 1 del presente articolo.» Insomma gli sventurati professionisti diventeranno mucche da mungere, anche dagli assicuratori. Il povero Architetto (la cosa vale anche per il Medico e l’Avvocato? Non credo!) appena appare un cliente all’orizzonte, quando sta per ricevere un incarico professionale, dovrà mostrargli la polizza d’assicurazione (il cui costo, di certo, non è compreso nell’attuale quota associativa). Se non lo facesse, subirebbe le conseguenze disciplinari, comminate dal Consiglio dell’Ordine (l’avvertimento, la censura, la sospensione o, addirittura, la radiazione). Di per sé, un’assicurazione professionale, in qualche caso, non è male averla, ma la si può imporre a tutti, minacciando così pesantemente gli inadempienti? Comunque, a me la cosa non riguarda, giacché – sommando al mio stipendio quello di Consigliere – chiuderei bottega senza pensarci su due volte; se, poi, qualcuno volesse conferirmi un incarico importante – che vale la pena accettare – si vedrà e stipulerò pure l’assicurazione.
All’inizio, di fronte al silenzio assordante dei Colleghi, mi sono chiesto: «Vuoi vedere che non ho capito niente? Che veramente la proposta di Mantini è buona e che io la voglio contrastare perché sono un inguaribile bastian contrario, uno al quale non va mai bene niente?». D’altronde, i miei avversari queste cose me le dicono spesso. Sospetto che, nel loro intimo, sanno bene di mentire, ma le loro accuse poggeranno su una (se pur piccola e tenue) base reale. Mi si dovrebbe, però, spiegare perché gradisco gli ordinamenti professionali di altri Paesi europei. Sono un esterofilo?
Mi sono, poi, chiesto: «Perché aiutare, a viva forza, la vecchietta ad attraversare la strada?». Ci ho provato, ci sto provando da 10 anni e, oramai, il mio volto è tumefatto dalle borsettate dell’esile e graziosa vecchietta di cui sopra.
Come se non bastasse, ho visto Colleghi (purtroppo anche giovani) sostenere sia la suddetta proposta, sia altre equivalenti. Mi sono chiesto: «Hanno capito quello che stanno facendo? Sono mossi da una somma inconsapevolezza oppure, come me, possono trarne un vantaggio personale?»
Allora, Mantini vada avanti! La Sua proposta mi piace ed, evidentemente, piace anche ai silenti Colleghi. Per la verità, abbiamo in piedi un sondaggio, da molti mesi. Mentre scrivo, nessuno si è dichiarato favorevole alla proposta di legge Mantini N. 1216 presentata alla Camera dei Deputati il 27 giugno 2006. Ben l'87% è contrario e un 13% dichiara di non esserne a conoscenza. Comunque, le persone che hanno partecipato al sondaggio non sono molte e nessuno si espone in critiche palesi e/o si organizza per esprimere un dissenso più aperto. Sospetto che il grosso dei Colleghi ignori del tutto la proposta di legge in questione. Chi ne è a conoscenza giudica prudente non esporsi. Penserà: «Se mi mettessi a contrastare queste proposte ed esse, poi, passassero diventando Leggi dello Stato, come cavolo farò a superare la verifica periodica della sussistenza dei requisiti per l’iscrizione all'Albo? E’ chiaro che mi conviene fare il pesce in barile e che, se la legge passasse, dovrò intensificare i miei rapporti di amicizia con i Consiglieri in carica.»
Io - insieme a pochi altri Colleghi - ho già fatto troppo, in questo oceano di indifferenza, di silenzio, di timore di subire qualche conseguenza.
Almeno avrò la soddisfazione, qualora qualcuno venisse – un domani – a lamentarsi da me, di mettergli sotto il naso questo scritto e di domandargli: «Tu cosa hai fatto? Dov’eri quando io mi beccavo le borsettate dalla vecchietta canuta e dagli occhietti di demone?»
Vi chiedo una sola cortesia: votatemi sempre, nelle elezioni del 2009 e del 2013. In cambio vi esonero dall’obbligo di scappellarvi e di genuflettervi. E, se qualcuno volesse radiarvi dall’Albo per sopravvenuti fenomeni di analfabetismo di ritorno, dovrà passare sul mio cadavere.
Affare fatto?
A pensarci bene non c’è alternativa, se non il miracolo dell’uscita, della Categoria, da un letargo che sta durando da almeno un decennio. 
 

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