Dopo il decreto Bersani....

Dopo il decreto Bersani, che ha abolito le tariffe minime, un più grave pericolo incombe sulle teste dei professionisti italiani.
Si tratta delle proposte di riforma delle professioni intellettuali.
Dopo anni di infruttuosi tentativi per giungere alla riforma delle professioni, questa potrebbe essere la volta buona perché l’ultima proposta, dell’onorevole Mantini ed altri, intende essere bipartisan, discostandosi poco dai precedenti progetti Siliquini e Vietti.
Come se non bastasse, il C.U.P. (comitato unitario delle professioni) ha organizzato, per il 12 ottobre, una manifestazione a Roma, per presentare una sua proposta, che, a mio giudizio, è quella di Mantini, resa un po’ più criptica, per non spaventare troppo le categorie interessate. L’iniziativa del C.U.P. rappresenta, di fatto, l’accettazione della proposta Mantini da parte delle varie categorie professionali, seppure, forse, con lievissimi ed insignificanti aggiustamenti.
Sia la proposta Mantini che quella del C.U.P. sanciscono l’obbligatorietà della formazione continua e permanente, da attuarsi, essenzialmente, tramite corsi (a pagamento) organizzati dagli Ordini, dall’Università e persino dalle casse di previdenza.
In entrambe le proposte è fatto obbligo ai Consigli degli Ordini di verificare periodicamente la sussistenza dei requisiti per conservare l’iscrizione all’albo. In realtà, ogni professionista è già soggetto ad una quotidiana verifica delle proprie capacità, da parte del committente (e ciò veramente conta).
Addirittura, nella proposta di legge Mantini (art. 25) è prevista la radiazione dall’albo di quanti non curassero l’aggiornamento professionale e interrompessero l’esercizio della professione per un periodo prolungato.
La cosa grave è che la decisione di radiare un professionista dall’albo sarebbe assunta da altri professionisti, portatori di interessi privati confliggenti.
Non vi è dubbio che l’aggiornamento professionale sia importante e che vada incoraggiato, sostenuto e, senz’altro, premiato, ma è perverso punire chi vi provveda autonomamente. Ci può essere chi non segue alcun corso di aggiornamento professionale e, per conto suo, si impegna in validissimi percorsi di Ricerca e di Cultura e chi, scaldando i banchi di vari corsi, è vittima di irreversibili processi di analfabetismo di ritorno.
La proposta del C.U.P. presenta non poche prescrizioni di carattere afflittivo. Ad esempio, stabilisce che il professionista deve rendere noto al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza assicurativa stipulata per la responsabilità professionale ed il relativo massimale. Oggi, almeno per la committenza privata, ciò non è richiesto. Evidentemente sono coinvolte tutte le professioni e ogni prestazione dovrebbe iniziare osservando il rituale di esibire al cliente la polizza assicurativa.
La proposta del C.U.P. vorrebbe che il mandato dei Consiglieri degli Ordini possa essere rinnovato per non più di tre volte consecutive dall’entrata in vigore della legge, laddove, oggi, non è possibile la terza elezione consecutiva e si conteggia anche quella avvenuta l’anno scorso. Insomma – approvando adesso la legge caldeggiata dal C.U.P. – i Consiglieri dell’Ordine andrebbero a casa nel 2021, invece che nel 2013, sempre che siano riconfermati dall’elettorato.
Ho, purtroppo, il sospetto che gran parte dei professionisti non siano sufficientemente informati su cosa bolle in pentola. Però viviamo nell’era di Internet ed è facile procurarsi, per esaminarle, le proposte di legge in questione, ritrovandovi altre assurdità, oltre quelle poc’anzi tratteggiate.
 
Vincenzo Perrone
Consigliere dell’Ordine degli Architetti