DDL Mastella: commenti
Durante la conferenza stampa a seguito della seduta, si sono registrati commenti entusiastici del Ministro Mastella; nel dichiarare la riuscita concertazione sia con gli ordini sia con le associazioni professionali, ha sottolineato come si sia compiuto una “cosa interessante ed incisiva” .
Sulla stessa lunghezza d’onda si sono espressi Bersani, titolare del dicastero dello sviluppo economico e Melandri delle politiche giovanili; il primo, infatti, ha espresso la soddisfazione per la conferma delle posizioni del Governo nel settore delle liberalizzazioni, mentre la seconda ha enfatizzato gli aspetti riguardanti la necessità degli Ordini di provvedere, a proprie spese, a sostenere i giovani per l’ avvio alla professione, attraverso:
-
borse di studio e rimborso spese per la polizza assicurativa;
- sostegno nella ricerca delle strutture dove svolgere il tirocinio.
Un “equo compenso” ed un tirocinio non superiore ad un anno sono le altre indicazioni del disegno di legge, che introduce anche un carattere nazionale per l’Esame di Stato, fissando prescrizioni per la composizione della Commissione, nonché limiti temporali riguardanti la rieleggibilità per le rappresentanze nazionali e locali dei vertici degli Ordini.
Ricordando che il testo integrale è consultabile nella sezione “Riforma delle Professioni - Disegni di Legge” e che passerà ora all’ esame delle Camere, si espongono alcune considerazioni a riguardo.
Nel contributo dal titolo “Melandri:
Beh, effettivamente, qualche timido segnale si può avvertire…
Lungi dal manifestare toni entusiastici, non si può non guardare compiaciuti all’ art. 2 (Principi e criteri generali di disciplina delle professioni intellettuali), che relativamente al punto n), sottolinea, come il Governo è tenuto a (la sottolineatura è dello scrivente) “prevedere i casi di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile del singolo professionista ovvero della società professionale, con un massimale adeguato al livello di rischio di causazione di danni nell'esercizio dell'attività professionale ai fini dell'effettivo risarcimento del danno, pure in caso di attività svolta da dipendenti professionisti [...]”.
In pratica viene eliminata l’obbligatorietà sempre e comunque della polizza assicurativa, (fardello, per non pochi colleghi, insostenibile, considerato il periodo delicato che stiamo vivendo), relegandola a particolari circostanze che il Governo dovrà individuare.
Non è una vittoria schiacciante né, per usare una similitudine del mondo del calcio, un secco 3-0; si può parlare di salvataggio in extremis in calcio d’angolo!
Consentitemi, cari amici, ogni tanto qualche battuta, particolarmente utile per alleggerire le a volte tediose argomentazioni e ridestare l’ attenzione, smarrita o forse impelagata nei sofismi legislativi.
Particolarmente interessanti risultano, tuttavia, gli articoli riguardanti l’ Esame di Stato ed il tirocinio professionale, dove si avverte molto di più l’influenza della Melandri (sollecitata ed esaltata, forse, dal nostro paragone con Giovanna D’Arco).
L’art. 3 (Principi e criteri specifici per l'accesso alle professioni intellettuali di interesse generale) stabilisce, al punto a), che il Governo provvederà a: “disciplinare il tirocinio professionale, di durata non superiore a dodici mesi in relazione alle singole professioni e comunque contenuta secondo modalità che privilegino la concentrazione delle esperienze professionali, che garantiscano l’effettiva acquisizione dei fondamenti tecnici, pratici e deontologici della professione, e da svolgersi sotto la responsabilità di un professionista iscritto da almeno quattro anni, fatto salvo quanto previsto nell’articolo 5; riconoscere un equo compenso commisurato all’effettivo apporto del tirocinante all’attività dello studio professionale; [...]”
Premesso che il tirocinio professionale è importante e và assolutamente sostenuto, perché costituisce l’ossatura della carriera futura del giovane praticante, forgiato ed arricchito di quegli elementi atti a renderlo in grado di affrontare le problematiche del mondo del lavoro, assolutamente avulse dalla preparazione, più prettamente teorica, acquisita all’Università.
Premesso che, personalmente, ringrazio il Ministro Melandri per l’opportunità concessami, nell’ inserire anche lo scrivente nel novero dei possibili enti che possono preparare i tirocinanti (avendo già superato i quattro anni di iscrizione all’ albo).
Premesso che è indispensabile prevedere una contribuzione per i praticanti, fortemente ridimensionati nelle aspettative post-universitarie, costretti ad essere manodopera a bassissimo costo e che quest’argomento ha trovato molto spazio in vari articoli del sito.
Ritengo fondamentale, tuttavia, evidenziare alcune perplessità in merito alla copertura economica, necessaria per sostenere suddetta (nobile) volontà.
Che vantaggio si avrà, oltre alla straordinaria collaborazione, nell’accogliere un tirocinante nel proprio studio professionale per un periodo di “durata non superiore a dodici mesi”, dovendo versargli un “equo compenso” ?
Sono previsti dei contributi statali, regionali, provinciali o provvederanno gli Ordini territoriali?
Dove saranno recepiti i fondi per sostenere questa non facile azione, visto che, ogni anno almeno 2000 giovani, affrontano gli Esami di Stato, solamente a Napoli?
Sempre, all’ art. 3, è specificata una singolare alternativa per i giovani tirocinanti; infatti è scritto che, sempre il Governo, è tenuto a “prevedere, tenendo conto delle singole tipologie professionali, forme alternative o integrative di tirocinio a carattere pratico ovvero mediante corsi di formazione promossi o organizzati dai rispettivi ordini professionali o da università o da pubbliche istituzioni purché strutturati in modo teorico-pratico, nonché la possibilità di effettuare parzialmente il tirocinio all’estero, garantendo in ogni caso l’insegnamento dei fondamenti tecnici, pratici e deontologici della professione;”.
Se la stanchezza non mi vela gli occhi e la mente, devo desumere che ai tirocinanti viene offerta anche la possibilità di frequentare corsi organizzati dagli Ordini Professionali o dalle Università o dalle Pubbliche Istruzioni, in modo da sopperire o integrare le strutture che già accolgono i praticanti.
Questi corsi sono a pagamento?
Se la risposta è affermativa, lo scenario sarà il seguente: orde di giovani si metteranno alla ricerca spasmodica di uno studio professionale per poter effettuare il tirocinio, accontentandosi, per assurdo, addirittura di una non altissima qualità ma con un compenso sicuro, pur di evitare, dopo un’estenuante percorso universitario, con tutte le difficoltà connesse, di dover essere vessati dal pagamento del corso di formazione.
Se la risposta è negativa, cioè se i corsi sono gratuiti, i miei dubbi in merito al reperimento fondi crescono.
Alchemiche operazioni per trasformare il piombo in oro non ne vedo in circolazione, così come non v’è traccia dei re Mida e né degli alberi dove fioriscono quattrini.
Le mie personali convinzioni (spero fortemente di sbagliare) sono motivate dall’ art. 4 (Principi e criteri concernenti gli ordini per le professioni intellettuali di interesse generale), nel quale è specificato chiaramente come, al punto g) “compiti essenziali degli organi nazionali e territoriali (sono) [...] l’ adozione di iniziative rivolte ad agevolare, anche mediante borse di studio, l’ingresso nella professione di giovani meritevoli ma in situazioni di disagio economico, l’erogazione di contributi per l’iniziale avvio e il rimborso del costo dell’assicurazione di cui all’art. 2 lett. g); comprendere fra tali compiti la collocazione presso studi professionali di giovani non in grado di individuare il professionista per il praticantato e l’organizzazione di corsi integrativi; prevedere la destinazione di una parte delle risorse economiche, ivi comprese le rendite finanziarie e da utilizzazione del patrimonio, degli ordini, albi e collegi, alle suddette iniziative, anche istituendo fondazioni finalizzate;”.
Credete anche voi, cari amici, che aleggi nell’aria lo spettro di un aumento della quota associativa per sostenere tali funzioni?
Non ritenete consequenziale tale prospettiva, considerando che, sempre l’ art. 4 al punti d) è esplicitamente evidenziato come sia necessario“ dotare gli ordini professionali di autonomia patrimoniale, finanziaria e di autorganizzazione [...], e che al punto f) è vitale “prevedere l'obbligo di versamento, da parte degli iscritti, dei contributi motivatamente determinati dagli organi, centrali e periferici, nella misura strettamente necessaria all'espletamento dell’ attività ad essi rispettivamente demandate[...] ?
Credo che, per il momento, le osservazioni possono fermarsi qui…non perché non ci sia l’interesse di continuare, ma perché è importante riflettere e metabolizzare…a breve, continueremo ad approfondire gli aspetti del Disegno di legge di Riforma delle Professioni.
Ancora tanto c’è da dire (e da fare) sulle Commissioni dell’Esame di Stato, sulla rieleggibilità delle rappresentanze….dove sei finita Giovanna?













