Comunicato n. 5: Riscossione quote associative (Consigliere Vincenzo Perrone)

Al Consiglio dell’Ordine
 
L’atteggiamento vessatorio della Gestline ha superato ogni limite di tollerabilità.
Minacce di ganasce fiscali applicate ai veicoli e altro ancora arrecano molestie ai Colleghi, già afflitti da più o meno recenti provvedimenti legislativi (Decreto Bersani e quant’altro). Richiamo, per brevità, solo gli obblighi di tenere un conto corrente bancario per la gestione dell'attività professionale (su cui far confluire i pagamenti dei clienti ed effettuare i pagamenti delle spese professionali) e di incassare le parcelle di importo superiore a 1.000,00 € esclusivamente con bonifico bancario, assegno, carta di credito, pos.
Alcuni Colleghi hanno subito (ad opera della Gestline, anche a loro insaputa e scoprendolo per caso) iscrizione d’ipoteca nei registri immobiliari per pagamenti dovuti all’Inarcassa o pignoramenti presso terzi. E’ ovvio che l’Ordine non c’entra con l’Inarcassa o col fisco, ma quanto appena detto serve solo a far comprendere la pluralità di “fastidi” che ognuno di noi subisce e che cosa sta diventando la Gestline per gli Architetti (ma, più in generale, per i napoletani). Non poche volte le cifre estorte non sono dovute, ma è un’impresa rientrarne in possesso.
Tornando a noi, non mancano richieste “pazze” – sempre da parte della Gestline – relative a quote associative già versate, anche più anni fa. Le minacce di ganasce fiscali intimoriscono e forzano a pagare le cifre richieste, pur di evitare seccature maggiori. Poi, magari, si riesce ad ottenere un rimborso, ma rifondendoci le spese e a costo di grosse perdite di tempo.
Recarsi alla Gestline, per chiarire la propria posizione, significa chiudere lo studio e assoggettarsi a file chilometriche e attese snervanti, trovando non poche difficoltà a far valere le proprie ragioni.
Negli ultimi tempi questa società esattoriale è in preda a un furore oppressivo senza precedenti nella storia, anche medievale, della nostra città (che avversò l’Inquisizione fin quasi a neutralizzarla). 
L’Ordine potrebbe evitare questi maltrattamenti ai propri Iscritti ricorrendo ad altri sistemi di riscossione delle quote associative. Oltre tutto il ricorso alla Gestline comporta un incremento della quota associativa, perché una parte di quanto i Colleghi versano va alla società esattoriale incaricata della riscossione. Insomma una parte dei soldi che sborsiamo serve, in maniera masochistica, a pagarci i maltrattamenti.
Da quando l’Ordine degli Architetti è sorto, per oltre mezzo secolo, le quote associative erano versate recandosi presso la sede (così si aveva anche un motivo per sentirla “casa” di tutti noi, incontrare Colleghi, prendere l’ultimo Albo a stampa o il Notiziario) o tramite vaglia postale o assegno bancario non trasferibile, intestato al Tesoriere dell’Ordine. C’era chi incaricava un collaboratore o un parente a versare la quota associativa. Eppure, all’inizio, il nostro Ordine abbracciava quasi tutta l’Italia meridionale. Oggi, con le moderne tecnologie informatiche, avremmo la possibilità di pagare un bollettino di conto corrente postale, da casa o dallo studio, oltre ad utilizzare gli altri sistemi di pagamento appena ricordati.
Il R.D. â„– 2537 del 23 ottobre 1925, all’art. 37, stabilisce che il Consiglio «(…)determina il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell'ordine (…) nonché le modalità del pagamento del contributo (…)». Pare, allora, che non debba esserci una sola modalità di pagamento, specialmente se essa è una sorta di capestro, ma più modalità, tra le quali ognuno sceglie quella che gli risulta più comoda. Né credo sia conforme alle Leggi che regolano la nostra professione, dare dei soldi (alla società esattoriale) per corrispondere la quota associativa, laddove si potrebbe risparmiare questo onere versando il dovuto direttamente all’Ordine.
Lo stesso R.D. â„– 2537/1925, all’art. 50, sancisce che «Il rifiuto del pagamento del contributo di cui all'articolo 37 (…) dà luogo a giudizio disciplinare.» Tale articolo è stato integrato dalla Legge 3 agosto 1949, â„– 536, che recita: «I contributi previsti a favore dei Consigli degli Ordini debbono essere versati nel termine stabilito dai Consigli medesimi. Coloro che non adempiono al versamento possono essere sospesi dall’esercizio professionale, osservate le forme del procedimento disciplinare. La sospensione così inflitta non è soggetta a limiti di tempo ed è revocata con provvedimento del presidente del Consiglio, quando l’iscritto dimostri di aver pagate le somme dovute.»
Quindi il Consiglio possiede tutti i mezzi per cautelarsi, senza dover ricorrere alla Gestline o a chi subentrerà ad essa, essendo probabile la sua “partenza” da Napoli (ma non è detto la nuova società sia migliore della precedente). Ci semplificheremmo un po’ la vita, considerato che altri Ordini, in Italia, sono rimasti alle “vecchie” modalità di pagamento, sicuramente più “umane”, più “amichevoli”, non minacciose e prepotenti, come quelli di una società esattoriale che appare sempre più una calamità naturale, un’idrovora che succhia soldi – dovuti o non dovuti – con un’arroganza e una cecità insopportabili.
Chiedo, pertanto, al Consiglio di rinunciare alla riscossione delle quote associative tramite la Gestline o ad altra società esattoriale subentrante alla stessa, stabilendo una pluralità di modalità per il pagamento della quota associativa.
Si potrebbe, almeno, provare a vedere, per un anno, se è possibile rinunciare ai “servigi” di una società esattoriale oppure far decidere ai singoli Colleghi quale sistema di pagamento preferiscono. Il tutto, evidentemente, allo scopo di evitare che i Colleghi incappino nel meccanismo stritolante della Gestline o – ripeto – di chi alla stessa subentrerà.
  
Napoli 13 novembre 2006
Arch. Vincenzo Perrone

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