Comunicato n. 2: Riforma delle Professioni (Consigliere Vincenzo Perrone)

VP002/06-09

Al Consiglio dell’Ordine 

Prendo atto, con soddisfazione, che è stato inserito (quinto punto all’o.d.g. della tornata di Consiglio del 28 settembre 2006) l’argomento da me proposto. Riporto, qui di seguito, il mio punto di vista su un paio di questioni sollevate dalla proposta di legge Mantini ed altri.

L’aggiornamento professionale è indispensabile e va incoraggiato in ogni modo.

Esso, però, non può essere a costo zero per lo Stato e reso obbligatorio, pena pesanti provvedimenti assunti da organismi formati da professionisti concorrenti. Né è possibile scaricare, sugli Ordini professionali, problemi che stanno a monte dell’accesso alla professione.

L’aggiornamento professionale deve essere libero e a discrezione del professionista. In realtà così è sempre avvenuto, problemi non ce ne sono mai stati e ogni professionista è soggetto ad una quotidiana verifica delle proprie capacità, da parte del committente (pubblico o privato).

Sarebbe auspicabile che l’aggiornamento professionale fosse curato dall’Università (ma anche dall’Ordine, tramite una fondazione da esso istituita), mediante corsi organizzati con fondi pubblici, integrati, eventualmente, da un modesto contributo dei partecipanti.

E’ giusto che, al termine dei corsi di aggiornamento professionale, siano rilasciati certificati di frequenza o di profitto (previo esame finale) o diplomi o quant’altro, nel rispetto delle leggi vigenti. Occorre, però, chiarire bene che la partecipazione ai corsi di aggiornamento non può essere elemento discriminante per la conservazione dell’iscrizione all’Albo. Ci può essere chi non segue alcun corso di aggiornamento professionale e, autonomamente, è impegnato di validissimi percorsi di Ricerca e di Cultura e chi, scaldando i banchi di vari corsi, è vittima di irreversibili processi di analfabetismo di ritorno. La committenza, come dicevo poc’anzi, saprà giudicare e scegliere. I capaci e meritevoli emergeranno.

Troverei sacrosanto che chi interrompe l’esercizio professionale per un periodo prolungato, secondo i criteri stabiliti dall’ordinamento di categoria, è radiato dall’albo (art. 25), se esistessero meccanismi di conferimento degli incarichi che concretizzassero criteri di rotazione e di ampia partecipazione, in modo di dare lavoro a tutti. Chi rifiutasse sistematicamente gli incarichi conferitigli dovrebbe essere, in qualche modo, penalizzato. Insomma l’art. 25, della proposta di legge Mantini ed altri, dovrebbe essere modificato sancendo che il professionista che rifiuta tutti gli incarichi conferitigli per un periodo prolungato, secondo i criteri stabiliti dall’ordinamento di categoria, è radiato dall’albo. Anche in questo caso, però, bisognerebbe offrire, al professionista espulso dall’Albo, un lavoro a lui congeniale e che gli consenta di vivere. Sappiamo, purtroppo, che un buon numero di professionisti – in questi tempi difficili – non è molto impegnato nella professione semplicemente perché non c’è lavoro (o si opera al nero o si campa sulle spalle dei genitori o ci si arrangia in qualche modo, alla meno peggio), non perché siano lavativi. Anzi, tutt’altro!

Non esito, allora, a definire disumana una legge che comporti la radiazione dall’Albo di quanti, meno fortunati, non riescono a svolgere la professione in maniera decente e/o documentabile. E che liberi i figli di papà anche di quel poco di concorrenza che, oggi, possono avere.

Ritornando alla questione dell’aggiornamento professionale, è di tutta evidenza che essa produce benefici a chi vi ottempera (arricchimento del curriculum, capacità di rispondere alla domanda sociale e via dicendo). Quindi, ci sono già dei “premi” ed è giusto così. Chi, ad esempio, non ha seguito uno specifico corso di formazione professionale per la «sicurezza sul lavoro nei cantieri edili» si preclude certe possibilità di lavoro.

In conclusione, credo che occorra investire il C.N.A. del compito di far correggere le gravi distorsioni che la proposta di legge Mantini presenta, informare gli iscritti e pretendere di conoscere (dallo stesso C.N.A.) i risultati che riuscirà a conseguire. 

Napoli 25 settembre 2006

Arch. Vincenzo Perrone