associazione campaniArchitetti

Cent'anni di Professione


Si è già detto, in altra parte del sito, che il nostro scopo è quello di discutere e analizzare le tematiche inerenti lo stato e la natura della professione di Architetto.
Ci saremmo astenuti, ben volentieri, dal prendere questa impegnativa iniziativa, se non esistesse il rischio concreto che cali dall’alto una riforma dell’ordinamento professionale, con effetti devastanti.
Basti pensare che una di tali proposte di riforma delle professioni intellettuali (quella che ha come primo firmatario l’on. Mantini e che può trovarsi in altra parte del sito), all’art. 25, recita: «Il professionista che non ottempera ai doveri di aggiornamento professionale e che interrompe l’esercizio professionale per un periodo prolungato, secondo i criteri stabiliti dall’ordinamento di categoria, è radiato dall’albo.» E, addirittura, (punto b dell’art. 20) che spetta ai Consigli degli Ordini «(...) curare la tenuta e l’aggiornamento dell’albo nonché la verifica periodica della sussistenza dei requisiti per l’iscrizione, dandone comunicazione al Consiglio nazionale». Insomma, potrebbero essere i professionisti concorrenti, che siedono nei Consigli degli Ordini, a stabilire se possiamo o no mantenere l’iscrizione all’Albo e a gettare sul lastrico noi e le nostre famiglie (il che ci appare un’autentica barbarie).
Ci viene dalla Spagna (appena 4 anni fa) una lezione di civiltà e di democrazia con il Real Decreto 327/2002, de 5 de abril, por el que se aprueban los Estatutos Generales de los Colegios Oficiales de Arquitectos y su Consejo Superior  (Regio Decreto 5 aprile 2002 N. 327, firmato da Juan Carlos R., che approva gli Statuti Generali dei Collegi degli Architetti e del Consiglio Nazionale).

Riportiamo il primo comma dell’art. 2:

«Los Colegios Oficiales de Arquitectos son corporaciones de derecho público constituidas con arreglo a la Ley e integradas por quienes ejercen la profesión de arquitecto y tienen fijado el domicilio profesional, único o principal, en el correspondiente ámbito territorial, así como por los titulados que, sin ejercerla, se hallen voluntariamente incorporados a los mismos.»

In base alle nostre modestissime conoscenze della lingua spagnola, lo tradurremmo così:

«I Collegi Ufficiali degli Architetti sono corporazioni di diritto pubblico costituiti conformemente alla legge e composti da coloro che esercitano la professione di architetto ed hanno il domicilio professionale, unico o principale, all’interno di quel comparto territoriale, come pure dai laureati che, pur non esercitando la professione, desiderassero volontariamente iscriversi

Quindi, in Spagna, l’architetto che, per un motivo o per l’altro, non esercita la professione (o la esercitasse a scartamento ridotto) non è cacciato dall’Albo.

E’ vero, allora, che la Spagna dovrebbe essere un modello di riferimento per la professione di Architetto.

Non è sufficiente, a nostro giudizio, seguire l’evolversi degli eventi, cercando di indirizzarli nell’alveo dei legittimi interessi degli Architetti, ribadendo e sottolineando il ruolo sociale della professione.
Occorre, anche, comprendere il passato, perché la sua conoscenza ci permette di capire il presente e, forse, di prefigurare il futuro, almeno nel nostro caso ed almeno in parte.
Non siamo dei conservatori, legati al passato. Diceva Adorno: «Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzarne le sue speranze».
La professione di Architetto è, com’è noto, antichissima; ma, nella sua forma moderna, non ha ancora cent’anni di vita e, forse, non mancano vizi di origine (fra i quali l’accompagnarsi – se non il sottomettersi – al politico).
L’ordinamento professionale dell’Architetto ha 80 anni e non è più aderente alla mutata realtà socio-economiche del Paese. E’ giusto che si dibatta la questione, che si cerchino le soluzioni; ma promuovendo il più ampio coinvolgimento dei Colleghi, per giungere ad esiti largamente condivisi (come la Democrazia impone). E, possibilmente, senza affamare nessuno. Anzi, promuovendo occasioni di lavoro soprattutto per i giovani Architetti e per quanti, meno giovani, incontrano difficoltà di inserimento nel modo della professione. Costoro possono essere danneggiati - anche sul piano psicologico - se, invece di sostenerli in qualche modo, addirittura gli si prospetta la possibilità di una radiazione dall'Albo (se non curassero l'aggiornamento professionale e perdurassero le difficoltà ad esercitare la professione).
Per quanto attiene i Disegni e le proposte di Legge relative alla riforma delle professioni, c’è una sezione del sito che rappresenta veramente lo stato dell’arte. Ma c’è di più. C’è un fermento, a livello nazionale, e non mancano altri siti che si occupano dell’argomento.
Chi volesse veramente comprendere cosa sta accadendo, dovrebbe anche gettare uno sguardo sul passato, capire come si giunse alla Legge N. 1395 del 1923 e al Regio Decreto N. 2537 del 1925, come sono sorte le Facoltà di Architettura e via dicendo.
Da tale necessità nasce questa sezione, che non ha un responsabile, con l’auspicio che si faccia avanti qualcuno, il quale – avendo passione e competenza – possa curarla. Altrimenti andremo avanti così, cercando di gettare luce sulle nostre origini.