associazione campaniArchitetti

C’è PIÙ spazio?


Nei mesi scorsi ed ancor più oggi, prima che sul sito del comune di Napoli fosse “opportunamente” pubblicizzato il materiale informativo, tra noi colleghi non apparentati o prossimi a qualche “carro” o “carrozzone”, la parola maggiormente pronunciata è stata “PIU”, condita da varie digressioni che hanno avuto come oggetto del contendere l’opportunità di accentare la ”I” o la “U”. Effettivamente oltre all’accento incriminato, non c’era molto altro di cui discutere, vista la mancanza quasi completa di indizi o ancor peggio la proliferazione di “soffiate” contraddittorie e contrastanti. Tutto ciò fino al 16/06/2009 data della presentazione ufficiale del Programma Integrato Urbano per il centro storico di Napoli, per il quale sono stati già stanziati 240 milioni di euro, con la previsione di superare i 500 milioni alla fine del programma, grazie ad integrazioni economiche già individuate. Dopo quella data, vista l’ufficialità della notizia, la pioggia di milioni che pioverà sulla nostra città e la documentazione finalmente a disposizione di tutti, ci siamo preoccupati di capire sommariamente i numeri di questa operazione, tralasciando, per il momento, di entrare nel merito delle scelte già adottate e peraltro abbondantemente dibattute, ultimamente,  su tante testate giornalistiche nazionali.  
Il GRANDE PROGRAMMA PER IL CENTRO STORICO DI NAPOLI PATRIMONIO UNESCO si articola su due atti, elaborati nell’ambito della Cabina di regia costituita per l’attuazione del protocollo d’intesa stipulato tra Regione Campania, Comune di Napoli, Direzione Regionale del MIBAC e Arcidiocesi di Napoli: il Documento di Orientamento Strategico e il Progetto Integrato Urbano Napoli (D.O.S.).
Il D.O.S. prende come riferimento l’intera area riconosciuta nel 1995 come Patrimonio UNESCO (coincidente con il territorio classificato come Centro Storico dal Piano Regolatore Generale del 1972 con l’aggiunta dei parchi monumentali) e individua una cospicua serie di complessi monumentali, fasce di tessuti edilizi e ambiti urbani da riqualificare distribuiti in quattro “aree obbiettivo”: 1) il centro antico, 2) la fascia costiera da Piazza Mercato a Castel Nuovo, 3) i quartieri Spagnoli, 4) la fascia costiera, da Castel Nuovo alla Villa Comunale, per complessivi 570 milioni d’investimento. Il D.O.S. costituisce il nucleo fondativo del Piano di Gestione del sito UNESCO. Il Piano di Gestione, infatti, si configura come uno strumento previsionale e programmatico di breve/medio termine che coordina le iniziative sul territorio programmate ed attuate da tutti i diversi operatori: enti locali, governo centrale con i suoi organi periferici, enti ecclesiastici, fondazioni, istituzioni bancarie e privati, etc.
Il P.I.U. Napoli, che rientra nel limite di finanziamento di circa 240 milioni di euro afferente all'Obiettivo operativo 6.2 del POR-FESR 2007-2013, restringe l’intervento all’area di Neapolis, cioè alla città di fondazione, e alla fascia costiera che da piazza Mercato arriva a piazza Municipio.Nel P.I.U Napoli è previsto il restauro di 42 chiese - sia monumenti isolati che compresi in complessi conventuali - sulle circa 350 chiese censite nel centro storico. Gli interventi di recupero e restauro di edifici storici e monumentali rappresentano circa il 38 % del PIU, mentre gli interventi di riqualificazione urbana circa il 30% e quelli di archeologia urbana ne costituiscono circa il 5%. Il restante 27% si articola in interventi di potenziamento dell’offerta culturale, ospitalità e di servizi già presenti nell’area.
I cantieri previsti interesseranno un’area di 700 ettari a fronte dei 981 della parte antica di Napoli, in altre parole l’80 per cento dell’area che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità; gli interventi puntuali saranno integrati da misure per l’alleggerimento del traffico veicolare e il recupero di spazi urbani (realizzazione di zone a traffico limitato e aree pedonali, autorimesse sotterranee al perimetro, acquisto bus ecologici, sistema innovativo ed ecocompatibile per la distribuzione delle merci, etc.) al fine di ridurre i livelli di congestione e disordine urbano.
Incredibile, ma vero. E allora ci viene di pensare che forse, finalmente dopo tanti anni, ci sarà la possibilità di lavorare un po’ tutti, di mettere a disposizione del nostro territorio le professionalità faticosamente conquistate nella giungla di una sopravvivenza professionale quotidiana, di non dover PIU riflettere giornalmente sull’opportunità di migrare altrove per cercare l’incarico, di poterci finalmente spendere dignitosamente la laurea, le specializzazioni, i dottorati e vari titoli acquisiti negli anni di magra. Questo pensiero felice viene subito minacciato da dubbi agghiaccianti.  È troppo tardi per impedire che gli incarichi professionali vengano sottoposti al solito gioco di potere? È preclusa la possibilità di intervenire sul territorio di appartenenza, in nome di una logica corrente che identifica il grosso nome, a livello nazionale e internazionale, con la qualità ”dell’opera”? È atteso il solito “lieto fine” che prevede che le nostre città diventino appannaggio di un oligopolio di professionisti, “depositari della scienza e conoscenza urbanistica e architettonica”, mentre la restante e numerosa parte dei professionisti si interroga sulla perequazione degli incarichi, sulla correttezza e trasparenza delle procedure di affidamento, sulla qualità del progetto?
E allora ci viene in mente di aver letto alla pagina 6 della Relazione P.I.U’. che “…….l’obiettivo non è solo quello di attivare ulteriori risorse finanziarie che possano cofinanziare la Strategia d’intervento perché questo non garantirebbe l’attivazione di un ciclo virtuoso di sviluppo; l’obiettivo centrale è quello del coinvolgimento del capitale umano, delle competenze e delle professionalità esistenti e potenziali……”  
Se ci si riferisce anche a noi architetti quando si parla di capitale umano e professionalità esistenti e potenziali, campaniArchitetti auspica che ci sia, da parte degli Enti preposti, una giusta e onesta modalità di attribuzione degli incarichi che coinvolga non un “piccolo e predestinato” gruppo, ma gran parte della nostra categoria.