Bioarchitettura: la strada da percorre per raggiungere la qualità e il benessere
Dai Dieci libri di architettura di Vitruvio, dall’Alberti al Palladio, da Le Corbusier a Gropius, attraverso i secoli è lunghissimo l’elenco di celebri “costruttori” e teorici che rivendicano all’architettura un rapporto privilegiato con gli elementi naturali visti, non come ostacoli all’attività dell’uomo, ma come possibili alleati, strumenti di grandi progetti di controllo, trasformazione e miglioramento del mondo. Oggi, oltre che ritrovare le tracce perdute di questo “rapporto privilegiato”, l’architettura è investita del compito di riparare alle pertubazioni e alle manomissioni che ha operato direttamente o indirettamente sull’uomo e sull’ambiente.
Su questa scia nasce e prende corpo il concetto di Bioarchitettura, traduzione italiana di Baubiologie, “studio della vita e degli esseri viventi in relazione alle costruzioni”; questo termine fu introdotto da A. Schneider nel 1976 in Germania, dove la pressione industriale ha fatto sentire prima i suoi “effetti collaterali”. Il termine Bioarchtettura in poco più di quarant’anni si è arricchito di principi e concetti acquisiti sia da movimenti ecologisti, che dagli studi sull’ecocompatibilità e sulla bioclimatica e ha sviluppato il concetto di una progettazione olistica, integrata, sostenibile, bio-eco-logica. Progettare in quest’ottica significa prima di ogni altra cosa accompagnare con grazia ed intelligenza le proposte dell’organizzazione spaziale alle varie scale, all’interno e all’esterno di un unico grande sistema, animati da una logica non più cieca ed indifferente, ma collaborativa e che abbia come obbiettivo il rigoroso rispetto degli equilibri del pianeta e dei suoi abitanti.“Il vero viaggio di scoperta” - dice Marcel Proust - “non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi” pronti a scorgere nel passato indicazioni utili e preziose, da integrare in un presente, esempio di efficienza, velocità ed elasticità, per gettare le basi di un futuro più armonioso e vivibile. Una progettazione così orientata si preoccupa non solo di ridurre a tutti i livelli l’impatto ambientale delle costruzioni, ma presta anche attenzione alla salute e al benessere psicologico e spirituale dell’uomo.
L’interdisciplinarietà interviene in ogni fase di questo metodo progettuale che parte dalla definizione di fenomeni fisici, psicologici, sensoriali che interessano il benessere;
trasforma i requisiti ambientali in requisiti tecnologici;
individua le prestazioni tecnologiche dei componenti edilizi;
connette il sistema tecnologico con quello ambientale;
produce una realizzazione armonica che mette in relazione ogni fase dell’intervallo edilizio (pianificazione, progetto, costruzione, gestione e decostruzione) co le risorse (energia, acqua, aria, suolo, materiali e tecniche costruttive) e con il benessere e la tutela degli occupanti.
La costante della progettazione bioecologica non è l’apparire, non esiste infatti uno stile della bioarchitettura, ma è la modalità e la motivazione delle scelte progettuali e tecnologiche, studiate puntualmente e localmente per garantire la vivibilità per l’uomo e la compatibilità con le risorse e i ritmi del pianeta. L’operazione del progettare risulta così più complicata e più semplice al tempo stesso.E’ più complicata perché richiede una diversa mentalità sia da parte del progettista che della committenza, un atteggiamento mentale non rivolto più al monumentalismo, ad un’immagine di architettura astratta, vuota, autosufficiente, ma alla vita che è mutamento, pluralità, intreccio di relazioni; una progettazione così intensa è lo scemare dei limiti, è il concepire gli edifici non più come cellule chiuse, ma come “organismi” in grado di istaurare un rapporto particolare con l’ambiente in cui sono inseriti e con l’uomo che occupa lo spazio da essi definito.E’ più semplice perché, arricchiti dalle nozioni aggiornate ai nostri tempi, ci possiamo ricondurre “all’innocenza primigenia naturale” del fare architettura: il buon architetto, partendo dalle condizioni climatiche di un luogo, ottimizzava la forma della costruzione; costatando l’abbondanza e la reperibilità di un determinato materiale, ne consigliava l’uso; intrecciando valori di ordine razionale con quelli simbolico - fantastici, legati entrambi alla profonda natura dell’uomo, produceva manufatti “a misura”, armonici ed equilibrati.
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