Proponi il tema per un concorso

Passeggiando per le nostre città molte volte ci accorgiamo di luoghi anonimi, con nessuna connotazione spaziale o architettonica; quale occasione migliore per proporre un tema per un concorso?
Non costituirebbe un’interessante modalità per sentirsi operativamente impegnati nella trasformazione urbana?

La nostra scelta

Si prospettano tempi duri per la professione di Architetto.
Il Governo stringe i tempi sulla riforma delle professioni, che prevede:

1) l’obbligatorietà della formazione professionale continua, tramite corsi di aggiornamento a pagamento (che potranno essere organizzati anche dalle casse di previdenza oltre che dagli Ordini e dall’Università). Alcuni Ordini, in anticipo sui tempi, già attuano mirate iniziative, partecipando alle quali si ha diritto a crediti formativi, ai fini della suddetta formazione. Per saperne di più, si legga l'allegato.

2) la verifica periodica della sussistenza dei requisiti per mantenere l’iscrizione all’Albo. Tali verifiche saranno affidate ai Consigli degli Ordini, formati da professionisti portatori di interessi confliggenti.

3) l’obbligatorietà di stipulare un’assicurazione per la responsabilità professionale, comunicandone il massimale al committente, all’atto del conferimento dell’incarico. L’Inarcassa dovrà continuare (come già fa) a negoziare, con le maggiori Assicurazioni, condizioni sempre migliori, da offrire ai propri iscritti.

4) il rischio di pesanti provvedimenti disciplinari (compresa la radiazione dall’Albo) nel caso in cui non si collezionassero i suddetti crediti formativi e si interrompesse l’esercizio della professione.

Nel difficile scenario che si sta prefigurando, occorre un forte segnale di dissenso e di rinnovamento, eleggendo quale Delegato Inarcassa un Collega che:

a) non condivide e contrasti quanto sta accadendo e spinga anche l’Ente Previdenziale a far sentire la propria voce, a difesa della libera professione e, quindi, dei propri iscritti;

b) sia espressione di un gruppo, aperto a tutti coloro che volessero aderirvi;

c) assicuri un serio impegno nei tre anni del residuo mandato;

d) garantisca la massima disponibilità nei confronti dei Colleghi.

Appare, infatti, opportuno avere un Delegato fortemente concentrato sull’obiettivo di semplificare, con competenza ed onestà intellettuale, il rapporto tra i colleghi e la Cassa. E non una persona che si eclissi per tre anni, riapparendo, poi, per chiedere nuovamente il voto.

CampaniArchitetti.org, ritiene indispensabile, in questo delicato momento, sostenere un candidato che sia espressione di un gruppo di Architetti e non chi è mosso solo da una, seppur legittima, aspirazione personale.

CampaniArchitetti.org, ritiene, altresì, importante sostenere chi si esprima in merito alle proposte di riforma delle professioni, in procinto di essere varate dal Governo.

Poniamo, pertanto, la candidatura del collega

Architetto Beniamino Visone.

Invitiamo quanti condividessero i motivi e le finalità della candidatura a sostenerla con l’impegno che il particolare momento esige.

Identikit del Candidato

Il Consiglio di Amministrazione di Inarcassa, con comunicazione a tutti gli iscritti, ha deliberato ed indetto, nella seduta del 26 ottobre 2006, ai sensi dell’ art. 12 comma 7 dello Statuto, l’elezione suppletiva del Delegato Architetto della Provincia di Napoli, vista la scomparsa del Delegato in carica, Arch. Onorato Visone.
Con l’ arch. Visone si è chiusa un’epoca: la Sua lunga esperienza professionale e la disponibilità verso i Colleghi costituiscono degli insegnamenti che non possono essere dimenticati. Egli sapeva essere particolarmente cordiale e benevolo soprattutto con i giovani Architetti, che vedevano in Lui un punto di riferimento certo, una persona pronta ad ascoltarli e a consigliarli nel migliore dei modi.
La candidatura, in questo particolare scenario, andrebbe ben ponderata. Subentrare all’Arch. Visone non è facile. Il ruolo di Delegato all’Inarcassa è delicato ed oneroso, richiede un forte impegno ed una grande disponibilità nei confronti dei Colleghi.
Il termine ultimo per presentare la candidatura è fissato per le ore 18.00 di martedì 5 dicembre 2006, secondo le modalità riportate nella sopracitata comunicazione agli iscritti.
E’ necessario impegnarsi per individuare il candidato giusto, sostenendolo, poi, con la dovuta responsabilità. Il candidato che sosterremo dovrà farsi portavoce delle istanze dei Colleghi rappresentati, essere un punto di riferimento, saper indirizzare al meglio nelle problematiche di natura economica con l’ ente di previdenza ed assistenza. E’ un impegno di non lieve entità, soprattutto in questo delicato momento in cui versa la professione.

Il Delegato, ai sensi dell’ art. 12 comma 1 dello Statuto, è eletto a maggioranza assoluta dei votanti dalle assemblee provinciali ed è componente, di diritto, del Comitato Nazionale.
L’ art. 13 comma 1 dello Statuto stabilisce al Comitato Nazionale dei Delegati una serie di funzioni:

a)     stabilire i criteri generali cui deve uniformarsi l’ amministrazione di Inarcassa;
b)     deliberare sulle modificazioni e le integrazioni allo Statuto;
c)     determinare la misura degli emolumenti ai componenti del Consiglio di Amministrazione, della Giunta Esecutiva e del Collegio dei Revisori dei Conti;
d)     deliberare in ordine ai regolamenti riguardanti le attività di previdenza ed assistenza, alle loro modificazioni ed integrazioni, e sulle variazioni della misura delle contribuzioni;
e)     eleggere il Consiglio di Amministrazione ed i due revisori effettivi ed i due supplenti di sua competenza;
f)       approvare il bilancio preventivo, le eventuali variazioni ed il conto consuntivo di Inarcassa;
g)     nominare, su proposta del Consiglio di Amministrazione, la società cui affidare la revisione contabile e la certificazione di cui all’art. 2, terzo comma del Decreto Legislativo 30 giugno 1994, â„– 509;
h)     deliberare, con decisione definitiva motivata, sui rilievi effettuati dai ministeri vigilanti ai bilanci preventivi, ai conti consuntivi ed in merito alle altre materie di cui all’ art. 3 comma 3, del Decreto Legislativo 30 giugno 1994, â„– 509;
i)        esprimere parere su ogni altra materia sottoposta alla sua attenzione del Consiglio di Amministrazione;
l)        esercitare tutte le altre attribuzioni previste dal presente Statuto e da altre fonti normative in materia;
m)    deliberare la nomina del Collegio dei Revisori dei Conti.

Il Delegato è, come risulta da quanto ricordato, una figura di estrema importanza nella struttura costitutiva di Inarcassa: se ci è consentita una metafora, rappresenta il primo piano dell’ edificio Inarcassa (al piano terra vi sono le Assemblea provinciale degli iscritti e via a salire fino ai piani alti caratterizzati dal Consiglio di Amministrazione e dal Presidente).
Abbiamo bisogno di un Delegato che corrisponda al seguente identikit:

  • competenza: garantire un valido, sostanzioso supporto ai Colleghi, per assisterli attivamente nei rapporti con la Cassa;
  • disponibilità: accogliere con professionalità le esigenze di chi si rappresenta.
Il candidato ideale, in sintesi, dovrà essere fortemente concentrato sull’ obiettivo di semplificare, con competenza ed onestà intellettuale, il rapporto tra i colleghi e la Cassa, con la dovuta “apertura” nei confronti di tutti gli iscritti.

CampaniArchitetti: Nunzia Coppola - Margherita Rocco

Dichiarazione a verbale N. 1 (seduta del 27 settembre 2006) - Proposta Mantini/CUP

 
Ritengo che sia stato provvidenziale l’errore commesso, di allegare alla convocazione del Consiglio odierno la proposta di legge Mantini ed altri (Riforma della disciplina delle professioni intellettuali) al posto dello schema di legge Riforma dell’Ordinamento delle professioni intellettuali, elaborato dal C.N.A.
Ciò perché è possibile porre a confronto le due proposte.
A giudizio dello scrivente, la proposta del C.N.A. è quella di Mantini, resa un po’ più criptica, per indorare la pillola. Ma nulla cambia nella sostanza.
Tralascio le parti marginali, come, ad esempio, quella che recita «il mandato dei Consiglieri può essere rinnovato per non più di tre volte consecutive dall’entrata in vigore della presente legge» (laddove, oggi, non è possibile la terza elezione consecutiva e si conteggia anche quella avvenuta l’anno scorso). Insomma – approvando adesso la proposta del C.N.A. – si va a casa nel 2021, invece che nel 2013. Queste piccinerie non mi interessano.
Le distorsioni veramente importanti, a giudizio di chi scrive, sono due:
a)      l’aggiornamento professionale coatto, con le “punizioni” previste per chi non vi soggiace;
b)      la verifica periodica della sussistenza dei requisiti per mantenere l’iscrizione all’Albo.
Su queste due questioni non rilevo discordanze fra le due proposte (Mantini e C.N.A.).
La proposta del C.N.A. (art. 20, comma 1, lettera b) impone al Consiglio dell’Ordine professionale di verificare periodicamente la sussistenza dei requisiti per conservare l’iscrizione all’Albo. L’art. 26 – Responsabilità disciplinare sancisce che il professionista deve curare l’aggiornamento professionale (imposizione che io giudico inutile, giacché ogni professionista già cura il suo aggiornamento professionale).
Nella proposta di legge Mantini, all’art. 25, si legge che «Il professionista che non ottempera ai doveri di aggiornamento professionale e che interrompe l’esercizio professionale per un periodo prolungato, secondo i criteri stabiliti dall’ordinamento di categoria, è radiato dall’albo.»
Tra le sanzioni disciplinari vi è, quindi, la radiazione dall’Albo. Entrambe le proposte – C.N.A. e Mantini – concordano che la reiscrizione non possa avvenire «prima di cinque anni dalla data di efficacia del provvedimento di radiazione».
In ogni caso, la decisione di radiare un professionista dall’Albo sarebbe assunta da altri professionisti, portatori di interessi privati confliggenti. Il che è del tutto inaccettabile.
Ritengo che l’aggiornamento professionale vada incoraggiato, sostenuto e, addirittura, premiato, ma che non possa essere imposto in certe forme, anziché in altre, e che, senza indugio, sia punito chi vi provveda a modo suo, autonomamente, giacché un quarto di secolo di studi rendono ciò possibile, fornendo quella forma mentis necessaria ad operare il cosiddetto «life long learning», l'approfondimento lungo tutta quanta la vita, della conoscenza di un mestiere o di una disciplina scientifica. Ci può essere chi non segue alcun corso di aggiornamento professionale e, autonomamente, è impegnato in validissimi percorsi di Ricerca e di Cultura e chi, scaldando i banchi di vari corsi, è vittima di irreversibili processi di analfabetismo di ritorno. L’aggiornamento professionale, quindi, deve essere libero e a discrezione del professionista. In realtà così è sempre avvenuto, problemi non ce ne sono mai stati e ogni professionista è soggetto ad una quotidiana verifica delle proprie capacità, da parte del committente (pubblico o privato).
Ovviamente i costi – che temo essere ingenti – dei corsi di aggiornamento professionale saranno sopportati dai Colleghi e la spada di Damocle dei provvedimenti disciplinari comminati a chi non curasse l’aggiornamento professionale obbligherà a parteciparvi. Di fatto ciò si tradurrà in un vertiginoso incremento del costo necessario a mantenere l’iscrizione all’Albo, condicio sine qua non per esercitare la professione di Architetto.
Ritengo, altresì, che non spetti al Consiglio dell’Ordine valutare la sussistenza dei requisiti per mantenere l’iscrizione all’Albo. L’Esame di Stato ha il compito di accertarlo e lo ha già accertato. L’ultimo comma dell’art. 33 della nostra Costituzione non chiede altro per l’esercizio professionale, mentre il primo sancisce che «L’arte e la Scienza sono libere» e che, pertanto, l’opera dell’ Architetto non possa essere oggetto di controlli di qualità, come se fosse un detersivo o un hamburger.
Oltre le due suddette, gravi distorsioni, la proposta del C.N.A. è infarcita di prescrizioni di carattere afflittivo. Ad esempio, il primo comma dell’art. 9 della proposta del C.N.A. testualmente recita: «Il professionista deve rendere noto al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza assicurativa stipulata per la responsabilità professionale ed il relativo massimale.» La stessa cosa, ovviamente, la dice Mantini, all’art. 13, comma 1, senza spostare una virgola. Ciò renderà necessario dotarsi di una costosa copertura assicurativa anche per la committenza privata (laddove, oggi, ciò non è necessario).
Ho netta la sensazione che lo scopo di tali proposte di legge sia quello di ridurre drasticamente il numero degli Architetti italiani iscritti agli Albi e, quindi, in grado di espletare incarichi professionali. Oggi essi sono 122000 ed, evidentemente, creano troppa concorrenza.
Partecipare alla manifestazione romana del 12 ottobre 2006 – a sostegno della proposta del C.N.A. sopra brevemente tratteggiata – è, per me, un modo per rendere le vittime complici dei propri carnefici. Meglio sarebbe depurare tale proposta dalle aberrazioni evidenziate.
In ogni caso le proposte del C.N.A. e degli Onorevoli Mantini, Colasio, Margiotta, Allam ed altri potrebbero essere accettate anche da me (benché non le condivida) solo se fossero approvate dalla Categoria che rappresentiamo. Contenti i Colleghi … sono contento anch’io.
Pertanto, giudico necessario convocare un’assemblea straordinaria degli iscritti per chiedere il loro parere vincolante.
Su argomenti di tale rilevanza, che determineranno il nostro destino, non si può deliberare senza sentire gli iscritti.
Vincenzo Perrone

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