Comunicato n. 10: Sollecito risposte (Consigliere Vincenzo Perrone)

  
Al Consiglio dell’Ordine
 
Com’è noto, in occasione della seduta di Consiglio del 31 ottobre 2006, rilasciai una lunga dichiarazione a verbale, con la quale manifestavo le mie perplessità in merito alla corresponsione di indennità di presenza e di funzione a membri di questo Consiglio.
Non starò, adesso, a tediare chi mi legge ripetendo quanto già argomentato nella dichiarazione a verbale di cui sopra, con la quale chiedevo – ai sensi della Legge 241/90 – quegli elementi che giudico in grado di farmi maturare un’opinione, riguardo tali indennità. Sempre nella dichiarazione a verbale in parola, formulavo 13 domande al Consiglio.
E’ vero che, verbalmente, ho invitato quanti avrebbero dovuto fornirmi gli elementi richiesti e rispondere alle mie domande, di procedere senza fretta, sia per non arrecare disturbo, sia, soprattutto, per innescare una serena e profonda riflessione sulla questione sollevata.
Non volevo – e non voglio – che si risponda alle mie domande, senza riflettere e/o senza, eventualmente, interpellare quanti potrebbero contribuire a inquadrare bene i problemi, trovandone le più convincenti soluzioni.
Devo, però, prendere atto che sono trascorsi ben cinque mesi da quando avanzai le mie richieste e formulai le mie domande, senza avere il benché minimo segno di riscontro. Nel frattempo proseguono le suddette corresponsioni di denaro (alle quali, com’è noto, io ho rinunciato, “perdendo”, fino a questo momento, 3150 Euro).
Devo, a questo punto, garbatamente sollecitare quanti ricoprono le cariche istituzionali a fornirmi gli elementi richiesti e rispondere alle mie domande.
Ancora non voglio essere pressante, perché presumo che si stia riflettendo sulle questioni da me sollevate e predisponendo risposte chiare e convincenti, che mi tranquillizzerebbero del tutto, inducendomi, addirittura, ad accettare anch’io le indennità di presenza, per il futuro (giacché a quelle fino ad oggi maturate, vi ho rinunciato in maniera risoluta e definitiva).
Si continui, allora, a procedere con calma, a riflettere a consultare chi si ritiene opportuno.
Non vorrei, però, che trascorrano ancora altri mesi inutilmente.
E’ evidente che, se la lentezza (non voglio dire l’inerzia) dovesse molto perdurare, mi vedrò costretto, mio malgrado, ad attivare tutte le iniziative che reputerò necessarie.
Cordiali saluti
 
Napoli 29 marzo 2007                                                                   Vincenzo Perrone

Comunicato n. 9: Risultati delle elezioni per il Delegato Inarcassa (Consigliere Vincenzo Perrone)

  
Al Consiglio dell’Ordine
Devo prendere atto, con rammarico, che è mutato il modo di intendere l’essere Presidente dell’Ordine.
Il nostro Ordine conta 7510 iscritti. Chi assume la carica di Presidente deve rappresentare tutti gli altri 7510 – 1 = 7509 Architetti, ponendoli sullo stesso piano. Non si può essere Presidente di una parte, per giunta perdente.
Alle ultime elezioni suppletive per il Delegato Architetto della Provincia di Napoli, c’erano 10 candidati, ovviamente tutti iscritti all’Albo. Il Presidente avrebbe dovuto assumere l’atteggiamento che il suo ruolo gli imponeva: trattare i 10 iscritti – candidati alle elezioni Inarcassa – alla stessa maniera, senza propendere per l’uno o per l’altro. Avrebbe dovuto, tutt’al più, invitare gli iscritti a votare, secondo coscienza, per il candidato ritenuto più idoneo a rivestire l’importante ruolo di Delegato Inarcassa ed augurare, a tutti i candidati, un sincero “in bocca al lupo”. Avrebbe dovuto – prima dello spoglio – assicurare all’eletto tutta la collaborazione atta a sostenere, nel migliore dei modi, i colleghi nei rapporti con l’Inarcassa, spesso non facili, con ciò rispettando la volontà dell’elettorato. Questa è la Democrazia: il rispetto della volontà dell’elettorato.
Invece è accaduto che il Presidente è stato il primo firmatario di un appello – inviato per posta a tutti gli iscritti Inarcassa – che invitava a votare per uno dei 10 candidati in campo e, addirittura, insinuando il sospetto che altre candidature potessero rappresentare un «tentativo indirizzato a destabilizzare la continuità dell’azione politica elaborata da questo Consiglio negli ultimi dieci anni.» La citazione è presa dal depliant elettorale del candidato sostenuto dalla maggioranza del Consiglio.
E’ accaduto che il candidato sostenuto dal Presidente è stato battuto, seppure per pochi voti. Tale candidato era, nientedimeno, il Segretario in carica!
Credo che adesso occorre riconoscere l’errore commesso ed ammettere che, in realtà, non vi era nessun «tentativo indirizzato a destabilizzare la continuità dell’azione politica elaborata da questo Consiglio negli ultimi dieci anni.» Altrimenti c’è da prendere atto che detta «azione politica» è stata bocciata dall’elettorato, almeno da quella parte – importante – che esercita la libera professione.
Ricordo che, sollecitato dal Presidente, ad esprimermi sull’organigramma di governo dell’Ordine, approvai e sostenni detto organigramma, senza ottenere alcun segno di riscontro. Esortai, altresì, a mettere da parte i contrasti che già c’erano allorché entrai nel Consiglio (il 15.09.06), giungendo ad una elevata omogeneità ed armonia tra i Consiglieri, nello svolgimento del loro mandato. Proposi una soluzione dei problemi, lasciando inalterata la Presidenza, la Segreteria e la Tesoreria ed intervenendo solo sulle sette Vicepresidenze, che mi sono sempre apparse un po’ troppe ed il primo di una lunga serie di errori. Mi dichiarai pronto ad assolvere un mandato esplorativo per sanare i contrasti, per ritrovare una larga intesa fra i Consiglieri, senza chiedere nulla per me. Quale fu la risposta? Sono stato ignorato.
Mi pare, adesso, giunta l’ora di voltare pagina e di accogliere, finalmente, i miei inviti alla moderazione, alla riappacificazione, al dialogo, alla serenità d’animo, affinché questo Consiglio possa chiudere il suo mandato esibendo, ai Colleghi, almeno un sufficiente numero di successi raggiunti. Insomma, occorre attuare un’«azione politica». Non certo destabilizzarne una – oggi – inesistente.
Occorre prendere atto che la Cassa ha già deliberato la ricostituzione del Comitato Nazionale dei Delegati con la nomina dell’Arch. Beniamino Visone, giovane e valente collega, amico di molti di noi.
Credo che si possa ancora porre rimedio agli errori commessi, dimenticarli e imboccare la strada giusta. Auspico che ciò accada, che si accolga la mia mano tesa. Infatti sono ancora pronto – se il Consiglio lo vorrà – a mediare, adesso anche col Delegato in carica. E’ impossibile assistere i colleghi senza la fattiva, leale e forte collaborazione con Delegato democraticamente eletto.
Sarebbe un errore dare vita a reazioni scomposte e biliose, che voglio augurarmi non ci saranno. 
 
Napoli 27 febbraio 2007                                               Vincenzo Perrone

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