9 novembre 2006: aggiornamenti
Il 9 novembre 2006, si è registrata una decisa accelerazione per l’ approvazione della Riforma delle professioni Intellettuali.
Il parlamentare della Margherita, On. Pierluigi Mantini, membro della commissione Giustizia della Camera, ha dichiarato che “il testo elaborato dal Ministero della giustizia esprime una linea di riforma matura e consapevole dei temi della modernizzazione delle professioni […] e che “appena approvato dal governo, il testo sarà esaminato, con gli altri quattro testi proposti, dalla commissione Giustizia della Camera in congiunta con le Attività produttive” (fonte: ADNKRONOS).
Il testo, di cui si parla, è pubblicato sul sito nella sezione “Riforma delle Professioni – Disegni e Proposte di legge”. In buona sostanza, la proposta di riforma, la cui relazione iniziale sarà a cura del già citato On. Mantini, prevede una serie di disposizioni, fortemente incentrate a modificare l’assetto normativo che disciplina l’ordinamento professionale, con una serie di interventi a salvaguardia e rafforzamento dei poteri degli Ordini di categoria.
L’ art. 4 “Principi e criteri concernenti gli ordini per le professioni intellettuali di interesse generale”, infatti, al comma 1.i. esprime chiaramente di “demandare agli organi territoriali la tenuta aggiornata degli albi locali e la verifica periodica della permanenza dei requisiti di iscrizione […]”. Ciò vuol dire che, tutti i professionisti, sono tenuti a dimostrare, sistematicamente (sottoponendosi a rituali esami di stato, con cadenze annuali?) di essere in grado di svolgere il proprio lavoro, come se non bastassero i tanti anni di studio e di preparazione occorsi per l’ esame di abilitazione.
Lo stesso articolo, al comma 1.l. sottolinea di “prevedere come compiti essenziali degli organi nazionali e territoriali la formazione tecnico-professionale dei propri iscritti, l’aggiornamento, la promozione di modelli organizzativi adeguati allo sviluppo tecnologico del contesto socio-economico […]. Non è più il mercato e l’ attività di tutti i giorni a richiedere all’ iscritto la necessità di provvedere al proprio aggiornamento professionale, per essere sempre all’ altezza dei compiti e delle richieste di una committenza sempre più esigente.
E’ l’ Ordine che deve provvedere alla “formazione continua e permanente” con corsi di aggiornamento a pagamento, ai quali tutti sono tenuti a seguire, perché solo in questo modo sarà possibile continuare ad esercitare la professione. Cosa succede se si decidesse, per qualsiasi motivo, non ultimo le difficili condizioni economiche in cui versano molti colleghi, di non poter (voler) seguire i suddetti corsi a pagamento?
In una proposta di legge, a firma dello stesso Mantini, è risolta la questione con una precisazione lapidaria che lascia ben poco spazio all’immaginazione; infatti, l’ art. 25 (Responsabilità disciplinare) comma 2, dispone che “ Il professionista che non ottempera ai doveri di aggiornamento professionale […], secondo i criteri stabiliti dall’ ordinamento di categoria, è radiato dall’ albo”.
E' palese, a questo punto, l’ enorme potere che eserciterebbero gli Ordini in caso di approvazione della legge; crescerebbero i timori nel manifestare le proprie opinioni diverse dallo status quo, aumenterebbero a dismisura gli strumenti di cooptazione dei colleghi, timorosi nel vedersi privati del sostentamento quotidiano (per altro garantito dalla Costituzione), alimentando un circolo vizioso, dove sarà realmente complicato uscirne.
I prestatori d’opera intellettuale devono essere consapevoli di quanto stia accadendo: non si può continuare ad ignorare certi argomenti, con una sorta di snobismo dilagante. E’ necessario essere informati, partecipare, chiedere chiarimenti ai nostri Organi di rappresentanza, per essere protagonisti e non sempre e solo semplici comparse, evitando che siano solo in pochi a decidere del nostro futuro.













