01/12/06:OK alla Riforma delle Professioni

Oggi, 1 dicembre 2006, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al ddl delega sulla riforma delle professioni.

Scrivo qualcosa “a caldo”.

Si va nella direzione indicata in varie parti del sito. Ad esempio in “Cronaca dei nostri giorni” avevo visto giusto (ma la previsione era facile).

Spariscono i minimi di tariffa, ma non i massimi. Le parcelle andranno preventivamente concordate tra professionista e cliente. E’ confermata l’abrogazione del divieto di pubblicità. Ci sarà l'obbligo per il professionista di stipulare un'assicurazione per i danni che potrebbe causare al committente. Resta, ovviamente, l’obbligo di iscrizione all’Ordine, per esercitare la professione (quindi nessuno pensa di abrogare la Legge 25 aprile 1938 – XVI E.F., â„– 897).

Insomma, tutto procede come previsto. Le Assicurazioni ringraziano.

Scarse le reazioni di protesta: 3 giorni di astensione dalle udienze, indette dall’Organismo Unitario dell'Avvocatura e poco altro, qua e là per l’Italia.

Sorge veramente il sospetto che i professionisti siano soddisfatti della direzione in cui stiamo andando. Oppure - chissà se saggiamente - saranno convinti che non stiamo andando da nessuna parte.

L’Agenzia ANSA riporta le dichiarazioni del Ministro Giovanna Melandri, la quale evidenzia 4 punti principali che favoriranno – a Suo dire – l’accesso alle professioni «a chi non è figlio di un avvocato, un ingegnere, un architetto». Mi rendo conto di avere dei grossi limiti di comprensione, giacché non capisco cosa sia intervenuto (o cosa interverrà) per ottenere tale risultato, che, ovviamente, mi farebbe piacere vedere raggiunto. Comunque i 4 punti – che permetterebbero di ottenere l’importante risultato appena detto – sono questi:

1)    Sarà obbligatorio il tirocinio, come già si era capito. Esso durerà al massimo un anno e sarà retribuito, con un «equo compenso». Anche questo l’avevo previsto, ma non credo che avverrà, a meno che lo Stato non paghi i professionisti presso i quali i giovani effettueranno il tirocinio o non lo sborsi lui (lo Stato) l’«equo compenso» direttamente al tirocinante. I professionisti presso i quali si può effettuare il tirocinio dovranno avere almeno 4 anni di iscrizione all’Albo.

2)    Mi pare di capire (il Ministro non è stato molto chiaro o il giornalista non è riuscito a riferirne bene il pensiero) che le Commissioni per l’Esame di Stato vedranno una presenza meno massiccia di rappresentanti dell’Ordine. Sarà anche una buona decisione, anzi lo è. Ma la vedo come una cosa con la quale o senza la quale, la situazione rimarrà tale e quale.

3)    Si porrà un limite alla rieleggibilità dei Consiglieri (credo 10 anni). Ma la Melandri, forse, ignora che il limite già c’è e la sua proposta lo estende, a meno che la norma non fosse retroattiva (ed è ovvio che non lo sarà). Oggi io posso candidarmi nel 2009 e non nel 2013 (perché non può esserci – in base alle leggi vigenti - la terza elezione consecutiva). Andrei a casa nel 2013. Con la bella proposta della Melandri (che vuole il «ricambio generazionale»), ammesso che la sua riforma passi nel 2007, me ne andrò a casa nel 2007+10 = 2017. Grazie, mia bella Signora! La Ministro Melandri incomincia a risultarmi decisamente simpatica. Quindi, oltre alle Assicurazioni, anche i Consiglieri – tramite chi scrive – ringraziano.

4)    Gli Ordini dovranno adottare iniziative a «sostegno dei giovani meritevoli», come borse di studio o procurare al giovane lo studio dove svolgere il tirocinio. Sono senza parole. Dove si prendono i soldi per le borse di studio? Dovremo incrementare le quote associative? Se vivessimo in un periodo di vacche grasse, non ci sarebbe problema. Gli architetti sono generosi e non si tirerebbero indietro. Ma già ci sarà, di fatto, un non trascurabile incremento delle quote associative, a causa dei corsi (a pagamento) che saremo costretti a frequentare. Credo, allora, che dovrà essere ancora lo Stato a tirare fuori i soldi per le borse di studio e, ovviamente, ne sarei contento. Stento a credere che lo Stato voglia sborsare tutti queste quattrini. Se gli «equi compensi» per i tirocini fossero sborsati dal Governo l’Ordine, non avrebbe difficoltà a procurare al giovane lo studio dove svolgere il tirocinio. Chi non sarebbe disposto – anche se il lavoro scarseggia – ad avere un giovane professionista che lavora (come si dice a Roma) “aggratis”? Tutti questi soldi lo Stato dove li prenderà? Dalle tasse che estorcerà ai professionisti? Quindi non abbiamo scampo: dobbiamo incrementare le quote associative o le tasse. Oppure chiudere bottega (il che, probabilmente, è il vero obiettivo del Governo).

Riflettendoci un po’, forse i Colleghi che se ne fregano delle incombenti proposte di riforma delle professioni intellettuali, hanno ragione a non prendere sul serio quanto sta avvenendo.

Le proposte avanzate sono, in massima parte, o incostituzionali o inapplicabili. Ma se nessuno dice niente qualche “fastidio” potremmo averlo. E quale fastidio? Tra assicurazioni obbligatorie, corsi a pagamento, «equi compensi» e borse di studio (che, in una maniera o nell’altra, dovremmo pagare) ci saranno salassi economici senza precedenti nella storia.

 

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